Come individuare un ossimoro

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Il discorso è ricco di figure retoriche, artifici stilistici inseriti all'interno del discorso, che servono a creare un particolare effetto comunicativo ed emotivo. L'aggettivo "retorico" si riferisce infatti alla "ars oratoria", ovvero all'arte del dire, del parlar bene, in modo ornato e persuasivo. Nei successivi passaggi scopriremo come individuare, all'interno di una frase, uno di questi artifici comunicativi, l'ossimoro e come distinguerlo da altri procedimenti retorici.

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Comprendere in cosa consiste l'ossimoro

Il primo passo è quello di comprendere bene in cosa consiste l'ossimoro e a cosa serve. Come per molti altri meccanismi letterari e retorici, gli ossimori sono utilizzati per una varietà di scopi. A volte sono usati per creare una sorta di dramma per scuotere emotivamente il lettore o l'ascoltatore, altre volte, invece, sono usati per fermare la persona, l'ascoltatore inducendolo pensare, che si tratti per ridere o per riflettere su una data informazione o concetto. Un famoso ossimoro è la frase "la stessa differenza". Questa frase si qualifica come un ossimoro perché le parole "stesso" e "differenza" hanno un significato completamente opposto. Pertanto, accostandoli in una frase, si produce un effetto sconcertante verbalmente, ma coinvolgente che induce alla riflessione.

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Fare attenzione a non confonderlo

Bisogna fare attenzione a non confonderlo con la figura retorica dell'antitesi. Come nell'ossimoro, anche nell'antitesi vi è l'accostamento di concetti contrapposti, che acquistano rilievo grazie alla vicinanza e alla disposizione per lo più simmetrica, ma nell'ossimoro i termini sono associati all'interno di un'unica espressione. La grande incisività ed espressività degli ossimori è stata ampiamente sfruttata in passato, da scrittori e poeti di tutti i tempi, e lo è ancora oggi soprattutto per trovare titoli ad effetto, come ad esempio accade con il titolo della raccolta di poesie di Giuseppe Ungaretti, "Allegria di Naufragi" è un ossimoro in quanto il naufrago è colui che si salva dopo una tempesta e abbandona la propria nave, mentre l'allegria indica uno stato lieto, pacifico.

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Comprendere come si forma

Secondo la definizione data da J. L. Borges, scrittore, saggista e poeta argentino (Buenos Aires 1899 - Ginevra 1986), "nella figura retorica chiamata ossimoro, si applica solitamente ad un aggettivo una parola che sembra contraddirla". Vediamo però, in modo più pratico, qualche ossimoro per comprendere meglio come si formano per poterli individuare facilmente in un testo o un discorso. Alcuni esempi di ossimoro sono:
- lucida follia
- silenzio assordante
- morti viventi
- chiaramente confuso
- dolce agonia
Alcuni esempi celebri di ossimoro, presenti nella letteratura italiana sono:
- tacito tumulto (Giovanni Pascoli)
- immoto andare (Eugenio Montale)
- viva morte (Francesco Petrarca)
- dilettoso male (Francesco Petrarca).

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