Come aiutare i bambini a studiare

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

"Educa i bambini e non sarà necessario poi punire gli uomini" diceva Pitagora.
Studiare è fondamentale nella crescita di un giovane, è il primo vero contatto quotidiano con gli altri.
Aiutare il bambino al metodo migliore per rendere lo studio una parte integrante e necessaria della vita e non farla percepire come una punizione è la parte più difficile.  

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Imparare è complicato, saper insegnare lo è ancora di più.
È questo il duro compito a cui maestre, professoresse, genitori e insegnanti privati sono chiamati nei primi passi del percorso scolastico di un bambino.
Spesso ci si dimentica che per il giovane, soprattutto nei primi anni di scuola, l'insegnante rappresenta una figura importantissima, con cui condividerà gran parte delle ore della giornata.
Il suo compito deve essere naturalmente quello di far apprendere ed instradare il bambino verso percorsi scolastici via via sempre più duri.

Al bambino non va chiesto nè troppo nè troppo poco, motivo per il quale sono proprio i primi anni di insegnamento i più importanti.

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Far sentire il ragazzo a proprio agio è il primo passo per il miglior apprendimento possibile. Rapportare, il più possibile, gli insegnamenti alla vita quotidiana deve essere il successivo.
Siamo nella piena fase della formazione del carattere del bambino, ogni parola va assolutamente ragionata, pensata e pesata moltissimo perché scaverà un solco indelebile in esso.
Il vero problema della scuola per un bambino che poi diventerà ragazzo e successivamente adolescente, è quello di vedere lo studio e la scuola come un peso, come un obbligo: questo è il primo tasto da combattere.
Far appassionare il giovane allo studio, all'apprendimento, alla conoscenza e all'accettazione del nuovo fin dai primi anni sarà come piantare semi in un terreno che, anni dopo, darà sicuramente i suoi frutti.

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È fondamentale capire che la qualità dello studio è molto più importante della quantità.
Per poter apprendere è necessario essere concentrati e la concentrazione, come dimostrato da illustri studi scientifici, nei bambini tende drasticamente a calare dopo 15-20 minuti.
Questo implica diverse conseguenze: è necessario che il ragazzo abbia riposato bene nella notte, lo studio deve essere integrato a diverse e brevi pause che allentino la tensione e di conseguenza abbassino il livello di concentrazione, così da poterla ritrovare per i successivi minuti e non arrivare ad associare la parola studio alla parola noia, problema atavico dell'educazione degli anni 2000.

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