Breve guida alla poetica di Pascoli

Tramite: O2O 31/10/2016
Difficoltà: media
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Introduzione

Giovanni Pascoli è tra i poeti più importanti della letteratura italiana del Novecento. La sua poetica è conosciuta come le sue opere, in quanto rientra tra gli autori del novecento più studiati. Trattandosi di uno dei letterati più moderni, le sue opere vengono comunque ben affrontate nei banchi di scuola, dalla poesia alla letteratura, in quanto rappresentano al meglio la poetica italiana del secolo secolo scorso. Le sue raccolte di poesie più famose sono "Myricae" (Livorno, 1891), "I Canti di Castelvecchio" (Bologna, 1903), "Odi e Inni" (Bologna, 1906), e in questa breve guida analizzeremo gli aspetti fondamentali della sua vita e delle sue opere.

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Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855, e sin dall'infanzia dovette subire una vita costellata lutti: il padre venne ucciso e i colpevoli non furono mai trovati, poi morirono anche la madre ed i fratelli Giacomo e Luigi. Furono le sorelle Ida e Maria, a cui rimase legato da un attaccamento quasi morboso, a prendersi cura di lui. Si laureò nel 1882 con una tesi su Alceo, un poeta greco vissuto tra il VII ed il VI secolo a. C., dopodiché iniziò la carriera di professore di greco e latino per le scuole superiori, avvicinandosi contemporaneamente all'ambiente massonico di Bologna. Nel 1894 conobbe D'Annunzio a Roma, dopo essere stato invitato a collaborare col Ministro dell'Istruzione, ma i rapporti tra i due furono piuttosto complessi.

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Questa nuova teoria si evince dalla sua prosa omonima, scritta da Pascoli nel 1897 ma pubblicata qualche anno più tardi; in essa Pascoli espresse il proprio originalissimo pensiero sulla poesia: dentro ogni uomo è riposto un bambino, al quale il poeta dà voce, che si meraviglia per tutte le cose che vede e riempie ogni oggetto con la propria immaginazione. Esprime chiaramente il pensiero dell'uomo tramite il bambino che ancora vive dentro e che vede le cose in un'ottica completamente diversa rispetto a quella di un adulto.

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Le figure retoriche che maggiormente si ritrovano nella poesia di Pascoli sono la metafora, la sinestesia (accostamento di parole provenienti da sensi differenti, ad es: "odore di fragole rosse"), l'analogia, l'onomatopea. Emblematica, in questo senso, è la poesia Il gelsomino notturno, ricca di metafore e sinestesie, di rimandi a qualcosa di implicito, che si deduce attraverso l'analisi del vissuto del poeta. Essere bambino vuol dire riprendere quel linguaggio infantile, che vede il mondo con curiosità come se fosse la prima volta. La poetica del bambino porta con sé un messaggio sociale non indifferente: tutte le classi sociali sono uguali perché tutte parlano con quella voce bambina.

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