Breve analisi di "Alla Sera" di Foscolo

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Introduzione

In questa guida ci occuperemo di uno dei più importanti sonetti di Ugo Foscolo: questo sonetto è formato da due quartine e due terzine. Il sonetto fu pubblicato all'inizio dell'ottocento, nello specifico, nel 1803 e composto pochi mesi prima. Fu scritta da Ugo Foscolo in un periodo di grave crisi esistenziale dell'autore stesso. L'immagine che predomina in questa poesia, è quella della sera, che ha un senso negativo, ed una possibile soluzione per placare la sua tempesta interiore. Vediamo quindi una breve analisi di "alla sera" di Ugo Foscolo. Leggete la guida di seguito per saperne di più per conoscere in maniera più dettagliata una delle opere più importanti scritta da uno dei letterati e poeti più celebri dell'Italia e del mondo. Anche se si tratta di una breve analisi, è particolarmente esaustiva.

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Struttura metrico-stilistica

Il sonetto presenta rime alternate, secondo lo schema ABAB, ABAB, CDC, DCD. Nella prima quartina leggiamo: "Forse perché della fatal quiete/ Tu sei l'immago a me sì cara vieni/ O Sera (...)", in cui avvertiamo subito che la sera è per Foscolo immagine della morte (fatal quiete), che il poeta definisce cara. Riflettere sulla sera significa per Foscolo riflettere sulla morte, definita fatal quiete, ossia pace prescritta dal fato, in quanto per Foscolo non ha alcun valore religioso. Nei versi successivi, Foscolo mostra che la "forza" della sera agisce sia in primavera, accompagnata da venticelli del tempo sereno, sia in inverno, momento in cui scendono sulla terra le "inquiete tenebre".

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Ultimo verso della seconda quartina

L'ultimo verso della seconda quartina recita "(...) e le secrete/ vie del mio cor soavemente tieni", un verso significativo, in quanto mostra come l'immagine della sera si impadronisca del poeta e ne detiene il possesso delle segrete vie del cuore. Nelle due terzine è accentuato il contrasto tra la serenità trasmessa dalla sera e l'irrequietezza del poeta. Nella prima terzina leggiamo che la sera ha per Foscolo il potere di far vagare i suoi pensieri nella direzione della morte ("Vagar mi fai co' miei pensieri su l'orme/ che vanno al nulla eterno (...)").

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Cos'è e com'è la vita del poeta

Proseguiamo con: "(...) e intanto fugge/ questo reo tempo, e van con lui le torme / delle cure onde meco egli si strugge; le mentre io guardo la tua pace, dorme/ quello spirto guerrier ch'entro mi rugge". Questi sono i versi più significativi dell'intero sonetto, poiché spiegano in poche, ma concise parole, cos'è e com'è la vita del poeta: un tempo malvagio costellato da innumerevoli ansie (le torme) che corrodono il tempo stesso ed il poeta.

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