Breve analisi de "Il gelsomino notturno" di Pascoli

tramite: O2O
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Introduzione

Nato a San Mauro Pascoli nel 1855 (dal 1932 il nome del paese fu cambiato proprio in suo onore), Giovanni Pascoli fu inizialmente influenzato dalle teorie positivistiche ed edonistiche di D'Annunzio, da cui però si scostò ben presto per approcciarsi a delle idee del tutto nuove e proprie. Famosa è la sua teoria del fanciullino, secondo la quale ogni uomo nasconde dentro di sé un bambino. La sua giovinezza fu segnata da eventi che accompagnarono per sempre il suo modo di vedere le cose, in particolare i lutti che colpirono la sua famiglia: i genitori, una sorella e due fratelli. Nella seguente guida vedremo una breve analisi di una delle sue poesie più importanti, ovvero de "Il gelsomino notturno".

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Le rime

Questa poesia fu scritta nel 1891 e lo scrittore la dedicò al matrimonio del suo amico Raffaele Briganti. Si tratta di una struttura di novenari, ovvero a rima alternata (ABAB) e si snoda per un totale di sei quartine. "E s'aprono i fiori notturni" è un chiarissimo richiamo ai gelsomini notturni, dunque di fiori particolari che aprono i loro petali soltanto quando è giunta la sera, ovvero il momento in cui il poeta pensa ai suoi cari, ai suoi morti. In tutte le quartine successive è rappresentata l'atmosfera notturna e buia in cui vigila il Pascoli.

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Descrizione della natura

Dai calici schiusi dei fiori si sente un odore pesante, simile a quello delle fragole rosse: "dai calici aperti s'esala l'odore di fragole rosse". C'è una casa in cui si vede la luce, mentre l'erba continua a crescere sulle tombe ("Splende un lume là nella sala. Nasce l'erba sopra le fosse"). La descrizione della natura da parte del poeta si sofferma in seguito sulla descrizione di un'ape che cerca di appoggiarsi sul fiore, ma trova tutti i petali già occupati ("un'ape tardiva sussurra trovando già prese le celle"). La Chioccetta, nome popolare con cui si alludono le Pleiadi, va per il cielo col suo "pigolio di stelle".

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Unione tra uomo e donna

Ad un tratto, finisce l'oscurità in quanto si accende un lume in una casa (passa il lume su per la casa), al primo piano, e poi si spegne (s'è spento). Questo verso ha lo scopo di descrivere l'unione sessuale dei sue sposi. È arrivata l'alba, i petali del gelsomino notturno si richiudono (è l'alba: si chiudono i petali un poco gualciti) ma c'è una novità: si cova, cioè si conserva, dentro l'urna molle e segreta (della donna, della moglie, quindi dell'utero della donna) non so che felicità nuova. Questa felicità si riferisce a quella di un bambino, che i due novelli sposi hanno generato in questa notte, nuova perché è una nuova vita.

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