Aristofane e la commedia greca

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Introduzione

Aristofane fu un poeta comico, nato ad Atene intorno al 444 a. C. E morto probabilmente nel 385 a. C. Fu uno dei massimi rappresentanti della commedia greca. Esordì giovanissimo, rivelandosi conservatore, nostalgico d'un passato eroico, di un pensiero svincolato dai cavilli sofistici. Ebbe tre figli e non partecipò mai in maniera attiva alla vita politica ateniese. Scrisse circa una quarantina di commedie, ma quelle superstiti sono solo 11: "Gli Acarnesi", "I Cavalieri", "Le Vespe o Calabroni", "La Pace", "Le Nuvole", "Gli Uccelli", "Lisistrata", "Le donne alle Tesmoforie","Le Rane", "Le donne al Parlamento" e "Pluto". I primi lavori perduti sono invece "I Banchettanti" ed "I Babilonesi".

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Lo stile di Aristotele

Senza dubbio Aristofane fu uno dei più grandi rappresentanti della "satira celata" del suo tempo: soprattutto negli ultimi anni della sua attività, a causa di alcune leggi che vietavano la satira personale, il commediografo ateniese diede fondo a tutta la sua arte, presentando opere che, grazie ad un efficace sistema di allusioni e ad un audace combinazione tra elemento reale e fantastico, riuscivano a veicolare importanti messaggi pedagogici e politici verso l'uditorio. Eppure, Aristofane non cadde mai nella banalità o, peggio ancora, nella volgarità, riuscendo a suscitare l'ilarità degli ascoltatori senza minare all'eleganza e alla purezza del suo verso.

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La fortuna di Aristofane

Pochi autori come Aristofane riuscirono sin da subito ad ottenere un quasi universale riconoscimento di grandezza: le commedie aristofanesche, che trovano nella città di Atene (con le sue contraddizioni da metropoli) la loro principale ambientazione, vennero prese e riprese sin dall'antichità: basti pensare che, già qualche secolo più tardi, il commediografo latino Plauto attinse a piene mani da Aristofane.

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La struttura delle commedie di Aristofane

Tutte le commedie si muovono nel solco di una tradizione strutturale ben definita, con parti dialogate e cantate che si alternano. Gli intrecci sono di elementare semplicità: nella prima parte si enuncia e si attua un disegno del protagonista, il cui successo è celebrato nella seconda parte con cerimonie o banchetti ricchi di scene comiche per l'intervento e la bastonatura d'intrusi. Nella parte consacrata alle beffe (parabasi), in cui il coro esce dalla finzione scenica, Aristofane concentra i suoi pungenti attacchi ai politici, ai filosofi e ai poeti del tempo. Il suo eroe comico per eccellenza è l'anziano, poco acculturato ma intelligente, legato ai valori della terra e spregiudicato, poco favorevole alla modernità e alle nuove dottrine filosofiche.

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