Appunti sulle tragedie di Sofocle

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Sofocle, ad oggi considerato uno dei più rilevanti poeti tragici della Grecia antica, nacque nel 496 a. C. in un sobborgo di Atene, Colono. Era figlio di un ricco uomo di Atene di nome Sofillo, e proprio grazie alla sua posizione agiata godette di un'ottima istruzione che fece di lui anche un corista ed uno sportivo. All'età di 27 anni iniziarono i suoi primi trionfi nel campo della carriera di autore, quando gareggiò contro Eschilo, il quale fino a quel momento non fu mai sconfitto. Una sua parte di vita lo vede anche come stratega impegnato in politica, e diede il suo contributo insieme all'amico Pericle nella guerra contro Samo. Nel corso di questi appunti andremo a conoscere le tragedie di Sofocle, le quali complessivamente sarebbero ben 123, ma ad oggi ne rimangono solamente 7.

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Aiace

Si presume che la prima rappresentazione di Aiace risalga al 445 a. C. Nella trama troviamo morto il Pelide Achille, mentre Agamennone e Menelao affidano ad Ulisse la guida dello stesso. In disaccordo con questa decisione vi è Aiace, amico di Achille e re di Salamina, convinto che le armi dovessero essere affidate ad egli stesso. La tragedia si apre con la collera di quest'ultimo ma, essendo stato accecato da Atena, compie una strage nel bestiame degli Achei nella convinzione che si trattasse dei suoi uomini. La dea sprona quindi Ulisse ad approfittare delle circostanze, ma egli declina la possibilità. Tornando poi in sé, Aiace vuole riscattare la sua reputazione e quella della famiglia suicidandosi. Dopo che la compagna Tecmessa tenta di dissuaderlo, Aiace si ritira in una foresta nei pressi del mare. Il fratello Teucro cerca di evitare la sua morte, in quanto venne a sapere da un oracolo che nel caso in cui il fratello fosse rimasto rinchiuso nella propria casa avrebbe potuto scampare alla collera degli dèi. Il messaggero inviato a questo proposito, tuttavia, giunge quando Aiace si è già tolto la vita.

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Antigone

La tragedia Antigone è stata presentata per la prima volta nel 442 a. C. L'opera narra della storia di Antigone, la quale sceglie di dare una degna sepoltura al corpo del fratello Polinice, pur contro la volontà del re Cronte che regna su Tebe. Una volta scoperti i suoi intenti, ella viene rinchiusa in una grotta e costretta a trascorrere lì dentro il resto della vita. Persuaso poi da profezie e preghiere, il re decide in seguito di ridarle la libertà ma a quel punto è troppo tardi, in quanto Antigone si è data la morte impiccandosi. Ciò conduce al suicidio del figlio di Emone figlio di Creonte, il quale era stato promesso in sposo ad Antigone, e di conseguenza anche della moglie Euridice madre di Emone. Il re rimane così da solo, a pentirsi delle sue decisioni.

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Trachinie

La tragedia Trachinie racconta l'ultimo episodio della storia di Eracle. Essendo che da molto tempo egli non fa ritorno dalla famiglia, la moglie Deianira chiede al figlio Illo di andare a cercarlo. Poco più tardi, però, arriva un messaggero di nome Lica ad annunciare l'imminente ritorno del marito. Questi conferma che Eracle è salvo e si trova fuori città, portando inoltre con sé un discreto numero di prigioniere provenienti dalla sconfitta Ecalia. Fra di queste spicca la figlia del re della città caduta, di nome Iole. Deianira, impietosita, decide di darle il benvenuto nel palazzo. Il messaggero però afferma che Eracle si era infatuato di Iole, e che le vere intenzioni che lo hanno portato a sconfiggere Ecalia erano quelle di avere la donna per sé. Deianira diviene così desiderosa di riconquistare Eracle. Invia quindi al marito una tunica che è stata intrisa del sangue di Nesso, un centauro, il quale in passato aveva tentato di conquistarla ed era stato per questo ucciso. Morendo, Nesso le aveva detto che il suo sangue sarebbe stato in grado di assicurarle per sempre le attenzioni di Eracle. Deianira però si accorge di un inganno quando Illo, al suo ritorno, inveisce contro di lei narrando di come la tunica indossata da Eracle si era attaccata al suo corpo, riducendo la pelle a brandelli. Eracle, sopraffatto dalla rabbia e dal dolore, aveva ucciso Lica lanciandolo su una scogliera. Deianira si toglie quindi la vita per il troppo dolore. Infine, trasportato su una lettiga, torna lo stesso Eracle desideroso di vendicarsi sulla moglie. Trovando però Deianira già defunta si toglie la vita in un rogo.

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Edipo

L'Edipo re fu composta tra il 430 e il 420 a. C. La città di Tebe è invasa dalla pestilenza causata, secondo l'oracolo, dalla presenza in città dell'assassino di Laio, re precedente. Edipo si mette in moto per cercare il colpevole, ma si ricorda, anche grazie alla moglie Giocasta, di una terribile profezia secondo la quale egli avrebbe ucciso il proprio padre, sposato la propria madre e avuto dei figli da lei. In seguito, si scoprirà che Edipo è figlio di Laio e Giocasta, che l'aveva abbandonato a causa della profezia. Il fatto sconvolge Giocasta la quale si suicida, portando così Edipo alla decisione di accecarsi e di esiliarsi per sempre dalla città di Tebe.

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Elettra

Alcune somiglianze di stile con il Filottete suggeriscono che la datazione di Elettra corrisponda al periodo in cui venne rappresentata l'opera di Euripide, 409 a. C. Nella trama troviamo Oreste che fa ritorno a Micene, accompagnato da Pilade. Oreste ha ricevuto da Apollo l'ordine di vendicare la morte del padre, assassinato dalla moglie Clitennestra e dal suo amante Egisto con l'intento di conquistare il trono. In tenera età anche Oreste aveva corso il rischio di essere ucciso in quanto erede, ma la sorella Elettra lo aveva salvato affidandolo ad un uomo che lo tenne lontano dal palazzo. Quando fa ritorno a Micene, Oreste organizza una trappola spargendo la falsa voce della propria morte. La sorella Elettra, al contrario della madre, si dimostra disperata ma al contempo coraggiosa, decidendo di cercare vendetta da sola. Una volta avuta la prova della lealtà di Elettra, Oreste svela la sua vera identità e si avvale dell'aiuto di lei per entrare nel palazzo. Lì uccide spietatamente la madre, e poco dopo anche Egisto.

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Filottete

Nel 409 a. C. Sofocle vince un concorso con la tragedia Filottete. Questo personaggio, da dieci anni, è stato abbandonato dai suoi compagni per la guerra contro Troia sull'isola di Lemno, per una ferita infetta causatagli dal morso di una vipera. Un oracolo rivela però che in assenza dell'arco di Filottete, Troia non verrà mai sconfitta. I compagni allora incaricano Neottolemo ed Odisseo di andare a recuperare l'arco di Filottete. Il piano di Odisseo però è diabolico: Neottolemo dovrà fingere di aver avuto una disputa con i capi greci nel tentativo di guadagnarsi la fiducia di Filottete, per farsi consegnare l'arco. L'inganno infine riesce anche grazie alla venuta di un marinaio che si finge un mercante e annuncia la venuta di Odisseo, così Filottete cede il suo arco a Neottolemo che a sua volta lo porge ad Odisseo. All'ultimo istante, però, Neottolemo si ricrede e riprende l'arma, riconsegnandola al suo proprietario. Odisseo si adira e solo grazie all'intervento di Eracle i dissapori vengono appianati, convincendo il ferito Filottete ad imbarcarsi verso Troia.

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Edipo a Colono

Edipo a Colono risale al 401 a. C, si tratta del seguito della vicenda narrata nell'Edipo. In questa tragedia troviamo un Edipo ormai cieco e decadente. Giunge a Colono, luogo in cui trova l'ospitalità di Teseo, in disaccordo con la volontà delle genti che lo vorrebbero lontano. Ismene, altra figlia di Edipo, reca la notizia dello scontro fra Eteocle e Polinice, anche loro due figli di Edipo. Un oracolo annunciava che la vittoria sarebbe andata al fratello che avesse ottenuto l'appoggio del padre. Giunge quindi anche Creonte, re di Tebe, per tentare di convincere Edipo a fare ritorno alla sua terra natia. Ottenuto il suo rifiuto, Creonte decide di prendere in ostaggio le figlie, le quali però vengono salvate da Teseo. Polinice fa allora la sua comparsa, con l'intento si ottenere il sostegno del padre, venendo però scacciato. Ad Edipo giungono segni di natura divina che gli fanno capire che la sua fine è prossima, viene perciò accompagnato in un bosco sacro nel quale scompare silenziosamente.

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