Appunti sulla filosofia politica di John Locke

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Introduzione

John Locke fu un filosofo inglese nato nel 1632 e scomparso 1704. Stiamo parlando di uno dei più importanti e conosciuti pensatori della filosofia moderna. Formatosi all'università di Oxford, dedicò gran parte della sua vita allo studio della conoscenza e della politica. Locke infatti è considerato il capostipite del liberalismo e del criticismo. In quanto filosofo sviluppò una visione a tutto tondo in tante discipline. Ne vediamo alcune menzioni in questi appunti sulla sua filosofia politica.

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Filosofia politica di Locke: libertà e contratto

Nel 1679 in Inghilterra si profilava lo scontro ideologico tra le due fazioni del Parlamento, Tories e Whigs. In accordo con questi ultimi, John Locke scrisse due trattati sul governo. All'interno di questi trattati espose la propria visione politica, che prende spunto dalla sua filosofia. Nel primo trattato, Locke rifiuta l'assolutismo e il dispotismo, ma non esprime un autonomo indirizzo politico. Nel parere di Locke, gli uomini sono liberi e uguali. Hanno il pieno diritto di soddisfare i propri bisogni in autonomia, e il mezzo per farlo è proprio il lavoro. Solamente il "contratto", il consenso delle parti, istituisce la diseguaglianza tra le persone. Uomini e donne, genitori e figli, sono uguali per natura ed hanno gli stessi diritti e privilegi. Attraverso questo trattato, volle anche contrastare le idee di Robert Filmer. Quest'ultimo pensava che il potere dei sovrani derivasse da Adamo e dai patriarchi biblici. Il divario tra i due è evidente se si pensa alle diseguaglianze che Filmer invece sottolineava come bibliche.

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Filosofia politica di Locke: stato di natura e diritti naturali

Nel secondo trattato, Locke formula la sua "Teoria liberale dello stato". Come Hobbes, anch'egli parte dalla descrizione dello "Stato di natura". All'interno di esso, nessuno ha più potere sull'altro, e peraltro nessuno è politicamente inferiore. Nei limiti della legge naturale, ognuno è libero di regolare le proprie azioni e di disporre di sé e dei propri beni come crede. Una visione, appunto, libera ed eguale. La legge naturale prescrive il rispetto dei diritti più che dei doveri. Vita, sicurezza, libertà e proprietà sono i 4 grandi diritti naturali, basati sull'inclinazione umana all'autoconservazione. La politica deve garantire le tre premesse della felicità: pace, armonia, sicurezza. Locke ha una visione anche molto positiva. Egli difatti esclude che il potere nasca dalla forza e dalla violenza, cioè che la vita umana associata veda prevalere il più forte. Locke e Hobbes sono conosciuti come opposti. Per Locke gli uomini si uniscono e si assoggettano a un governo per salvaguardare il diritto naturale alla proprietà privata. Se per Hobbes la proprietà privata non è un diritto naturale, secondo Locke invece la proprietà è un diritto umano originario.

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Filosofia politica di Locke: i detentori e i poteri

Locke classifica le forme di governo in base al numero di detentori del potere. Le identifica in molti, pochi, oppure uno solo. Vi sono tre brevi e chiare spiegazioni corrispondenti. Quando si è in democrazia, la maggioranza esercita il potere attraverso una forma diretta. Quando si è in oligarchia, la maggioranza delega il potere a pochi, che sono ritenuti prescelti. Quando si è in monarchia, che sia essa elettiva o ereditaria, il potere è delegato a uno solo. Quest'unico uomo è appunto il Sovrano. Secondo Locke, il potere legislativo è il potere supremo di ogni stato. Il potere legislativo assicura l'unione della società, sotto la guida di persone elette. Solo in tale modo si potranno generare leggi vincolanti. Insomma questo potere diventa un vero portavoce della volontà collettiva, espressa dalla maggioranza. Il potere esecutivo invece si occupa appunto di eseguire le leggi. In quanto tale, si tratta di un settore che non è mai fermo, ma sempre attivo. Inoltre per Locke il governo ha anche il potere federativo, poco menzionato da altri pensatori. Questa branca politica inedita è per lui il potere che sovrintende alle relazioni internazionali, cioè ai rapporti tra gli stati.

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