Appunti su Medea di Euripide

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Introduzione

Da sempre la cultura dell'antica Grecia è stata un punto di riferimento per i posteri, sia per il livello avanzato da questa raggiunto, che per i messaggi catartici contenuti in essa.
Fra le tante forme con cui si esprimeva e si palesava l'arte greca, una di queste è la tragedia che, fra le diverse rappresentazioni teatrali messe in scena all'epoca (commedia, falloforia), risulta essere senza ombra di dubbio la più importante.
Massimi rappresentanti di questa forma teatrale sono i famosi ''tre tragediografi'': Eschilo, Sofocle, Euripide. Fra i tre, quest'ultimo era dotato di una maggiore preparazione per quanto riguarda la complessità delle trame e la scenografia; questo è anche dovuto al fatto che sia l'ultimo in ordine cronologico, e quindi con un bagaglio culturale più ampio rispetto a coloro che per primi cominciarono a sperimentare la messa in scena delle rappresentazioni tragiche.
Fra i tanti componimenti tragici del poeta, andremo a stilare una lista di appunti su uno dei più famosi ed importanti: la Medea di Euripide.

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Trama

La tragedia narra la vicenda di Medea dopo rientro dalla spedizione con il marito Giasone e gli Argonauti per appropriarsi del vello d'oro che, secondo la mitologia greca, era stato nascosto da suo padre Eeta.
A distanza di alcuni anni, il marito di Medea decise di ripudiare sua moglie così da avere la possibilità di sposare Glauce, figlia del re di Corinto Creonte.
Accecata dalla rabbia, dopo aver ricevuto la promessa da parte del re di Atene Egeo di essere ospitata nella sua città, mise in atto il suo piano di vendetta servendosi delle sue doti magiche.
Così, fingendosi rassegnata, mandò in dono a Glauce una ghirlanda e una vestaglia avvelenata che, una volta indossate, uccisero atrocemente la giovane ragazza; stessa sorte toccò al padre Creonte nel tentativo di salvarla.
Tuttavia, non contenta, Medea decise anche di uccidere i propri figli di fronte agli occhi di Giasone, così da privarlo completamente di qualsiasi discendente.

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Struttura dell'opera

La struttura dell'opera segue precisamente quelle che in seguito furono chiamate unità aristoteliche, rispettando le restrizioni sul tempo (l'azione doveva svolgersi in un lasso di tempo che andava quasi sempre dall'alba al tramonto), sul luogo (le vicende narrate dovevano essere ambientate in un unico luogo) e sull'azione (la tragedia non doveva avere trame secondarie, ma compiersi in un'unica azione). Ambientata a Corinto, la trama si svolge nell'arco di alcuni giorni secondo questa struttura: prologo (vengono indicate per linee generali le azioni salienti che caratterizzano la trama), parodo (è la parte introduttiva, solitamente cantata dal Coro), cinque episodi (parti dell'opera in cui vengono messi in scena gli avvenimenti principali), cinque stasimi (messi in scenda dal Coro, sono intervalli cantati tra i vari episodi) ed esodo (è la parte conclusiva dell'opera).

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Personaggi principali

I personaggi principali dell'opera sono pochi, come volevano le regole teatrali del tempo: Medea (figlia di Eeta, re della Colchide, e di Idia, era anche nipote della maga Circe, dalla quale ereditò i poteri magici), Giasone (famoso per esser partito alla conquista del vello d'oro, fu destinato a vivere una vita infelice dopo gli avvenimenti di Corinto), Creonte re di Corinto (da non confondere con Creonte il re di Tebe, era figlio di Liceto, nonché padre di Ippote e Glauce) e Glauce (pur non comparendo mai all'interno della rappresentazione, il ruolo di Glauce è fondamentale allo svolgimento degli avvenimenti dell'opera, poiché è indirettamente grazie ad essa che avvengono le vicende tragiche narrate).

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Varianti del mito

Il mito di Medea, nel corso dei secoli, è stato ripreso e rivisitato più volte da svariati autori appartenuti a diverse epoche. Esempi vari possono essere la Medea di Ennio (II° secolo a. C.), la Medea di Seneca ispirata a quella di Euripide e a quella perduta di Ovidio (I° secolo d. C.) o la Medea di Pierre Corneille (1635), oltre ai vari dipinti o al film di Pier Paolo Pasolini del 1969.

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Euripide poeta

Nato ad Atene nel 485 a. C e morto a Pella il 407-406 a. C., è l'ultimo in ordine cronologico dei tre più importanti tragediografi greci. Nonostante la famiglia fosse di bassa estrazione sociale, il poeta riuscì ad affinare la propria cultura grazie agli studi presso sofisti del calibro di Protagora; era inoltre amico del filosofo Socrate. Messe in scena durante la seconda metà del V° secolo a. C., delle sue tragedie (si pensa fossero 92) ne sono pervenute, purtroppo, solo 19.

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