Appunti di storia romana: Giulio Cesare

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Introduzione

Gaio Giulio Cesare nacque nel 100 a. C. da un'antica e nota famiglia patrizia romana, la gens Iulia, che annoverava tra i suoi antenati Romolo, il primo re di Roma.
Gaio Giulio Cesare è stato uno dei personaggi più importanti della storia di Roma, fu spietato verso i nemici, ma leale con i suoi avversari politici. Cinico, ma allo stesso tempo ingenuo, perché si fece uccidere da coloro che aveva perdonato. Egli, senza dubbio, è stato un protagonista di primo piano nella fase più corrotta della storia romana.
Ecco, quindi, alcuni appunti di storia romana sulla figura di Giulio Cesare.

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La carriera politica di Cesare ebbe inizio con l'appoggio di Pompeo e Crasso; fu, tra l'altro, questore in Spagna e pontefice massimo. L'elezione a pontefice massimo fu una grandissima vittoria per Cesare che pagò somme di denaro enormi per avere la carica. Schierato con i popolari, era convinto che bisognava riformare profondamente la repubblica, con riforme adeguate e innovative e che, per realizzarle, c'era bisogno di un potere forte, capace di superare le resistenze degli ottimati.
Cesare, Pompeo e Crasso strinsero in segreto un patto per assumere il controllo dello stato, che li portò alla formazione del primo triumvirato (60 a. C.). Nel 59 a. C. Cesare fu eletto console e si fece assegnare per cinque anni il governo della Gallia Narbonese. Aveva intenzione di iniziare da lì una grande campagna di conquista, per ottenere la gloria e formare un esercito a lui fedele.

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Essendo la Gallia un territorio immenso e abitato da varie tribù celtiche rivali, nel 58 a. C., Cesare riuscì ad attaccare e sterminare gli Elvezi, per poi procedere verso nord, fino a toccare la Manica. Nel 56 a. C. Fu di ritorno in Italia, per incontrare Pompeo e Crasso e a Lucca, i tre rinnovarono l'accordo segreto. Subito dopo ritornò in Gallia per completare la conquista, ma lì dovette affrontare una grande coalizione di tribù galliche, finalmente unite contro i romani, guidata da Vercingetorige. Nel 52 a. C., ad Alesia, ottenne la vittoria decisiva.

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Dopo la morte di Crasso in Mesopotamia (53 a. C.), il patto di Cesare con Pompeo non esisteva ormai più, quindi Pompeo divenne console senza collega e strinse un'alleanza contro Cesare con gli ottimati. Nel 49 a. C., mentre Cesare stava rientrando in Italia, il senato gli chiese di sciogliere l'esercito; egli varcò allora il confine del Rubicone, dove pronunciò la celeberrima frase "Alea iacta est", ovvero "Il dado è tratto", con l'intenzione di marciare su Roma. Pompeo e l'aristocrazia furono costretti a fuggire in Grecia, ma Cesare sconfisse i pompeiani in Spagna e in Grecia, a Farsàlo (48 a. C.). Pompeo morì poco tempo dopo in Egitto, ma la guerra civile proseguiva senza interruzione. Cesare vinse ancora in Africa (46 a. C.) e in Spagna, a Munda (45 a. C.).
Tornato a Roma, si fece nominare dittatore a vita. Coinvolse, tuttavia, nella gestione dello stato ex avversari pompeiani e ampliò la classe dirigente. Alla Gallia Cisalpina fu concessa la cittadinanza, Ed in seguito, fondò molte colonie, avviò opere pubbliche e riforme. Tuttavia non riuscì a guadagnarsi il favore dell'aristocrazia conservatrice, e fu proprio quest'ultima ad elaborare la congiura delle Idi di Marzo del 44 a. C., in cui Cesare fu ucciso.

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