Appunti di storia del cinema russo

Tramite: O2O 04/10/2018
Difficoltà: media
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Introduzione

Il cinema russo, la sua storia e i suoi protagonisti sono di grande rilevanza per tutta la produzione internazionale dalla fine dell'Ottocento. In poche righe cercheremo brevemente di fornirvi degli appunti per ricapitolarne il percorso. I primi passi del cinema russo avvengono già durante l'impero quando, nel maggio 1886, la società "Cinèmatographe Lumière" dei fratelli Lumière (i famigerati imprenditori del proiettore cinematografico) organizza la prima proiezione a S. Pietroburgo, che ai tempi era la capitale dell'Impero. Quest'evento fu il via ad una lunga serie di avvicinamenti alla nuova arte e l'affermazione della Russia come punto di riferimento artistico anche all'estero. A cavallo fra il XIX ed XX secolo vennero realizzati numerosi documentari, mediamente della durata inferiore all'ora, che descrivevano eventi mondani, fatti di cronaca ed eventi di cruciale importanza pubblica come, ad esempio, l'incoronazione dello Zar Nicola II (di fatto questa fu la prima ripresa cinematografia eseguita sul suolo russo). Di pari passo e successivamente ci furono le prime produzioni comiche e di carattere scientifico, tutto rigorosamente in bianco e nero, melodrammi accompagnati da musica e molto altro ancora. Iniziava in questo modo il cinema a farsi largo tra le forme d'intrattenimento tradizionali, prendendo piede sempre più fino a sopravanzarle.

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Identità nazionale

Come in molti altri paesi, l'avvento del cinematografo anche in Russia aveva dato il via ad una sperimentazione nazionale. Questi primi anni del nuovo secolo saranno fondamentali per definire il linguaggio che caratterizzerà il movimento russo dopo la caduta dell'impero. Aleksandr Drankov, fotografo di discreta fama in patria, diventò in seguito il principale regista e produttore cinematografico antecedente alla rivoluzione d'Ottobre. Realizzò i primi cortometraggi di natura narrativa, i quali, seppur carenti di valore artistico e realizzati in maniera piuttosto grossolana, andarono incontro ad un grande successo di pubblico (sopratutto i primi lavori)In breve fiorì una scena caratterizzata da uno stile riconoscibile, dalla quale emerse una moltitudine di validi cineasti. A causa dei movimenti politici e storici che stavano cambiando la Russia molte furono le produzione di carattere storico e letterari. Si registra un alto numero di brevi filmati che rappresentano le scene salienti dei capolavori letterari: Puskin, Gogol, Tostoj e molti altri. Non furono assenti le contaminazioni con l'Europa, tuttavia l'apice della produzione cinematografica russa venne raggiunta durante il periodo sovietico, successivo alla rivoluzione del 1917, come vedremo nel prossimo paragrafo.

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Cinema Russo d'Avanguardia

In epoca sovietica il cinema russo fece il più consistente balzo in avanti della propria storia. Nonostante l'invadenza della censura di stato, dedica almeno in linea teorica ad "arginare il pericolo controrivoluzionario" vennero in questa epoca prodotti alcuni del capolavori più innovativi e lungimiranti del cinema del tempo. In questo periodo registi ed autori quali Pudovkin, Dovzengo, Ejzenstejn, Kulesov e molti altri misero le basi per quel che viene definito il Cinema Russo d'Avanguardia. Si tratta di film caratterizzati da un tocco tutto autoriale sopratutto nel campo del montaggio. Kulesov e Ejzestejn teorizzarono e misero in pratica tecniche di montaggio che, non solo poi verranno studiate e ammirati dai cineasti internazionali del futuro, ma rispecchiavano in pieno le ideologie rivoluzionarie. Non furono però i soli a contribuire alla fertile attività nazionale: si ricordano, ad esempio, le innovativa teorie di Vertov riguardo il cine-occhio, ossia la macchina da presa come strumento che coinvolga tutte le forze creative ed intellettuali del paese nell'incarnazione degli ideali rivoluzionari e libertari e che permetta allo spirito rinnovatore della modernità di liberarsi sulla pellicola. Tra i capolavori realizzati in questo periodo, oltre alla celeberrima "corazzata Potemkin" (1925), è d'obblico ricordare "La terra" (1930), "La Madre" (1926), "Sciopero" (1925) e "oltre l'inquadratura" (1928).Chiusa questa parentesi, tra le più fertili della storia cinematografica, prese piede attreverso la stretta sempre più ferma della censura, il cosidetto "realismo socialista". Una corrente artistica più conforme all'ideologia imposta dall'alto in epoca Staliniana. Durante questo periodo vennero comunque prodotti lavori memorabili come i lavori di Boris Vasilevic Barnet.

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Dopo guerra e censura

Al termine della seconda guerra mondiale il realismo socialista fu sempre più stringente. Tutti i registi che avevano trovato la gloria negli anni Venti si ritrovarono a non poter produrre film, questo però permise a giovani autori di emergere sotto una nuova linea stilistica. I film facevano onore alle figure di potere per il bene stare della censura e permettere una distribuzione assicurata. Mentre in Europa il cinema russo conquistava per i suoi trascorsi un ruolo di rilevanza, nei limiti nazionali faceva fatica a rinnovarsi. Nonostante il controllo statale gli artisti riuscirono, in parte e alle porte degli anni sessanta, a trovare uno spiraglio di luce. "Ivan il Terribile" di Ejzestaijn è del 1958.

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Nuove regole, nuovo cinema

Il paese divenne una repubblica federale, il settore cinematografico vide spiragli di luce quando Klimov realizzò una "commissione per i conflitti", che aveva il compito di revisionare e ridistribuire i film censurati. Il mercato libero del cinema, in ogni caso, non era regolamentato e la pirateria in aumento. Verso la fine dell'esperienza socialista, al tramonto dell'unione sovietica, vennero prodotti film di larga distribuzione. A partire dagli '70 del XX le sale incontrarono successi famosi fino ai giorni nostri. "L'ironia del destino" di Eldar Rjazanov è, ad esempio, il classico film di capodanno, Viene trasmesso ogni anno dalle principali emittenti televisive dei paesi ex-URRS. La vicenda rappresentata è entrata nell'immaginario collettivo, fornendo varie frasi tormentone che vengono ancora oggi utilizzate nei paesi di lingua russa. A cavallo fra anni 70 e 80 si posiziona inoltre Tarkovskij: regista, sceneggiatore, montatore e critico di grande fama. Il suo cinema è del tutto anti-convenzionale, caratterizzato da lunghe sequenze e molto attento alla fotografia. Le tematiche sono metafisiche e spirituali, piuttosto inusuali per il tempo. "Stalker", "Solaris" e "Lo Specchio" sono tutt'oggi ritenuti capolavori del cinema di tutti i tempi.

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Alcuni titoli moderni

Dagli '80 in poi vale la pena citare alcuni film famosi: "Mosca non crede alle lacrime" del 1981, ottiene il prestigioso riconoscimento dell'American Accademy Awards come miglior film straniero. A seguire "Il mio amico Ivan Lapshin" e "Pentimento", oltre a "Taxi Blues", che nel 1990 fece da tramite al conferimento del premio come miglior regista di Pavel Lungin, al festival di Cannes. Più recenti sono i thriller-giallo-polizieschi "Brat" e "Brat 2" (brat: fratello), rispettivamente del 1997 e del 2000, di Aleksej Balabanov, i quali descrivono in maniera cruda e diretta una vicenda di fantasia intrecciata alla realtà contemporanea, fra le più cupe del secolo. "Cargo 200", del medesimo autore, fu escluso dal festival del cinema di Cannes e dall'omologo Berlinese, per l'eccessiva crudezza di contenuto, giudicato troppo macabro per le manifestazioni.

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