Appunti di sociologia dei mass media

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Il termine mass media indica quei mezzi di comunicazione capaci di attuare forme di comunicazione aperte e a distanza, con molte persone in breve tempo. L'importanza stessa di quella che viene definita comunicazione di massa o mass-mediale è dovuta proprio al suo carattere pubblico, universale e popolare. L'avvento dei cosiddetti nuovi media, primo fra tutti il computer, è stato da molti considerato come causa di un possibile declino dei media tradizionali, quali tv, giornali e radio. In realtà, la nuova frontiera del virtuale non ha fatto altro che rendere i confini tra le due tipologie di mezzi sempre più incerti, tanto che si parla di un potenziamento o addirittura di una loro integrazione. Vediamo di seguito alcuni appunti di sociologia dei mass media.

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I rapporti tra media e società forniscono importanti spunti di riflessione

I rapporti tra media e società forniscono da sempre importanti spunti di riflessione. Fin dalla loro comparsa, mezzi quali la stampa e la televisione sono diventati potenti strumenti al servizio della politica. Le principali prospettive teoriche legate alla relazione media-realtà sociale si distinguono come segue: approcci media-centrici, in cui viene riconosciuta una forte autonomia e una potente influenza alla comunicazione, e approcci socio-centrici, in cui i media sono invece considerati come un riflesso delle forze politiche, economiche e sociali.

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Si distinguono due livelli nell'analisi della comunicazione

Nell'analisi della comunicazione si distinguono due livelli: micro-sociale e macro-sociale. Entrambi contribuiscono a creare una grande rete pubblica della comunicazione, nella quale si ha un flusso di messaggi in cui sono tutti attivamente coinvolti. Le correnti di pensiero che indagano più nello specifico i rapporti tra media e struttura sociale sono essenzialmente tre: potere dei media, integrazione sociale e acculturamento del pubblico.

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Il filone "potere dei media"

L'affermarsi del filone cosiddetto "potere dei media" è dovuto allo sviluppo di un'industria dei media nazionale e a un notevole grado di controllo autoritario esercitato dai vertici politici. Questo tipo di controllo cominciò a prendere piede a partire dalla prima guerra mondiale. Nel tempo si è diffusa sempre più l'idea che all'interno di una società democratica debbano esistere dei mezzi di informazione indipendenti affinché i cittadini siano costantemente informati sulle varie tematiche riguardanti i governi e le entità aziendali. Questo permette ai cittadini di esercitare il loro diritto al voto attuando una scelta consapevole.
Al giorno d'oggi i mass media hanno un potere molto influente sulla popolazione, anche perché la principale fonte di informazione è la televisione, e solo poche persone si informano leggendo libri o giornali.

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Sociologia come strumento di diffusione di mass media

A contribuire, invece, alla diffusione del concetto di mass media quale strumento di coesione sociale era stata la nascita e la diffusione stessa della sociologia, intesa come disciplina autonoma, che considerava fin dai primi del Novecento i media dei mezzi capaci di integrare i singoli individui in una comune esperienza nazionale e culturale. Il concetto di massa, moltitudine di individui da acculturare, favorì infine la creazione della cosiddetta cultura di massa che, a parere di studiosi come Bauman, si contraddistingue per la sua natura fortemente standardizzata.

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Sono tantissimi gli studi e le ricerche sui mass media

Gli studi e le ricerche sugli effetti dei mass media sono tantissimi. Tuttavia vi sono pareri discordanti. Secondo Umberto Eco, gli esperti si dividono in "apocalittici" e "integrati". Per i primi, i mass media hanno delle conseguenze negative sulla socializzazione; Gli "integrati", invece, tendono più a considerare gli effetti positivi della socializzazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
Il primo ad aver intuito gli effetti e i cambiamenti sociali e culturali introdotti dalla diffusione della televisione fu Pier Paolo Pasolini. L'illustre scrittore fece notare come a partire dagli anni 70 la società italiana cominciava ad omologarsi: i giovani iniziavano a vestire e a comportarsi allo stesso modo. Pasolini definì questo fenomeno "mutazione antropologica", cioè una variazione dei desideri della collettività pilotata dai messaggi pubblicitari che vennero definiti manipolatori.
Altri studiosi, invece, si preoccupano più degli effetti che la televisione ha sui bambini, dato che spesso li induce alla violenza. Per questo le è stato dato l'appellativo di "cattiva maestra".

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