Appunti di letteratura latina: Terenzio

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Introduzione

Terenzio occupa un posto di notevole importanza tra gli scrittori di letteratura latina grazie alle importanti novità che introdusse nel genere teatrale. Egli nacque probabilmente intorno al 190-185 a. C. A Cartagine e fu di razza non punica, ma afra. Fu condotto a Roma come schiavo dal senatore romano Terenzio Lucano che poi lo affrancò facendogli assumere il nome gentilizio di Terenzio. Ben presto entrò in contatto con intellettuali e personaggi illustri e si avvicinò al circolo degli Scipioni stabilendo relazioni con Gaio Lelio e Scipione Emiliano che lo portarono indubbiamente ad avvicinarsi al culto della grecità, della raffinatezza e dell'eleganza. Terenzio ebbe vita breve, morì, infatti, nel 159. A. C. In questa guida troverete alcuni appunti su questo scrittore e sulle sue opere.

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Opere teatrali

La stagione poetica di Terenzo fu breve, ma intensa e si racchiude nell'arco di sette anni: in questo periodo scrisse sei commedie che costituiscono la sua intera produzione. Nonostante le poche opere fu però un vero e proprio riformatore del teatro comico. Esordì con l'opera “Andria” che racconta la storia d'amore tra Panfilo e Glicerio. L'anno seguente fu la volta di “Hecyra”, ma purtroppo la prima rappresentazione fu un fiasco e dovette aspettare cinque anni per avere il giusto apprezzamento.

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Stile

Terenzio riformò il teatro abbandonando l'illusione scenica, tipica di Plauto, e cercando continuamente la verosimiglianza, l'equilibrio e raffinatezza che mutuava dal sofisticato circolo degli Scipioni che frequentava con regolarità. I suoi dialoghi erano caratterizzati da finezza ed eleganza, evitando battute rozze e sboccate. Ma furono anche altre le novità che introdusse nelle sue palliate: abolì il meta-teatro, ossia gli scambi di battute e le interazioni con il pubblico; eliminò il prologo espositivo che serviva normalmente a dare informazioni sulla trama sostituendolo con un prologo polemico in cui spesso si difendeva dalle accuse che gli venivano rivolte (accuse di plagio, di non autenticità delle sue opere e di uso della contaminatio).

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Commedie

Terenzio definiva le sue commedie statarie, ovvero “di carattere”, a differenza di quelle di Plauto che, invece, erano commedie “di situazione”. Egli, infatti, dava più importanza all'aspetto psicologico dei personaggi, che venivano in questo modo delineati a tutto tondo, piuttosto che all'azione e all'intreccio e privilegiava i dialoghi - profondamente curati e improntati di finezza d'animo, bontà e comprensione reciproca dei personaggi - rispetto ai monologhi, i motteggi e le offese tipiche, invece, delle commedie plautine.

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