Appunti di letteratura italiana: la scapigliatura

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Introduzione

La Scapigliatura è un fenomeno letterario e culturale sviluppatosi nell'Italia settentrionale nel 1860 e decaduto poi nel 1875. Ebbe il suo epicentro a Milano, da dove poi andò diffondendosi in tutta la penisola italiana, anche se restò essenzialmente appannaggio milanese in quanto la città, pur essendo il polo culturale più importante oltre che la maggiormente progredita sia a livello sociale che economico, era anche il luogo in cui si stava assistendo al lento disgregamento dei vecchi pensieri circa il mondo e alla dissoluzione dei rapporti sociali: pertanto lo scontro tra scapigliati e l'attuale classe borghese era molto più acceso e marcato. Ecco alcuni appunti di letteratura italiana sulla Scapigliatura.

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L'origine del termine

Origini del termine: la parola "Scapigliatura" venne usata per la prima volta nel 1861 in un romanzo di Cletto Arrighi, anagramma e pseudonimo di Carlo Righetti, come traduzione dell'aggettivo francese "bohème" (zingaro). Essa fu un'espressione del malcontento e dell'anarchismo borghese: gli scapigliati infatti erano degli intellettuali che non accettavano le strutture borghesi e perciò le attaccavano, in quanto le vedevano come una negazione dei loro ideali e dei valori in cui credevano.

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Il rapporto con il Romanticismo

Il rapporto con il Romanticismo e la cultura risorgimentale: a differenza di quanto si potrebbe credere, gli scapigliati anziché abbracciarne gli ideali, si scagliarono sia contro il Romanticismo italiano sia contro la cultura risorgimentale. Il primo infatti lo denigravano in quanto troppo languido, vacuo ed improntato essenzialmente all'esteriorità e al culto dell'apparenza, mentre della seconda non condividevano il netto provincialismo.

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Il legame con i poeti maledetti francesi

La produzione letteraria scapigliata e i suoi temi principali: gli scapigliati non tollerano imposizioni né tanto meno restrizioni di alcun genere. Nelle loro opere cantano infatti la realtà in ogni suo aspetto, demoliscono i miti propugnati dal Romanticismo, accennano anche ad una timida indagine rivolta al subconscio e propugnano i temi della letteratura noir e dell'orrido. Sono però anche affascinati dal tema della malattia e della morte, dal vizio, dalla vita dissipata e dal suicidio, che considerano la massima espressione della libertà individuale.

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I temi principali

Il linguaggio utilizzato dagli scapigliati è semplice, spontaneo, ricco di riferimenti al dialetto e con anche la presenza di termini scurrili o che richiamano elementi naturalmente disgustosi o che disgustano la maggioranza delle persone. Questa scelta però non ha un proposito popolare: alla cultura borghese infatti gli scapigliati non vogliono opporre, né hanno lo scopo di farlo, la qualità del mondo popolare.

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