Antologia: la poesia

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Introduzione

"Non leggiamo o scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana". Così dice ai suoi allievi il professor Keating nel "L'Attimo fuggente", esprimendo quel bisogno di poesia che è insito nell'essere umano, fin dalla notte dei tempi. La poesia infatti è nata con l'umanità e la sua origine coincide con quella del linguaggio, perché sfrutta proprio la potenzialità creativa e immaginifica della parola che dà significato alle immagini e alle percezioni della mente. Nel definire le diverse funzioni del linguaggio, infatti, gli studiosi parlano di una "funzione poetica", che concentra la sua attenzione non sull'emittente o sul destinatario, nè sul significato del messaggio ma sul messaggio stesso e sul modo in cui esso è creato. Poiché dunque nella poesia il linguaggio è spinto al massimo delle sue potenzialità espressive, essa può definirsi una forma di conoscenza e pertanto è necessaria all'uomo, ed è un momento privilegiato della esplorazione di sè e del mondo. Non a caso la poesia nell'antichità era considerata un dono divino, e il poeta un veggente ispirato dalla divinità. Anche nel mondo di oggi, scomparsi miti e dei, sappiamo che l'ispirazione proviene dal nostro mondo interiore la cui espressione nel linguaggio poetico è una forma di conoscenza. Per affrontare meglio lo studio delle poesie che sono sulla antologia scolastica, ecco una guida che ti aiuterà a leggerle, comprendele ed amarle.

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Occorrente

  • Manualetto di retorica
  • Antologia scolastica
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Il verso e la metrica

Un testo poetico si distingue da uno in prosa prima di tutto per essere scritto in versi. Il verso è una sequenza di parole che segue particolari regole di metro e di ritmo, può prevedere l'uso della rima e contiene parole scelte per il loro valore fonico oltre che semantico. I versi inoltre possono essere organizzati in strutture di più versi, dette strofe. Per comprendere come è fatto un verso o per scriverne bisogna conoscere le regole, l'insieme delle quali costituisce la metrica. Il verso infatti ha due unità di misura fondamentali: il numero delle sillabe che lo compongono e l'andamento del ritmo, determinato dalla posizione degli accenti e delle cesure. Ogni verso trae il nome dal numero delle sillabe che lo compongono binario o bisillabo, ternario o trisillabo, quaternario o quadrisillabo, quinario, senario, settenario, ottonario, novenario, decasillabo, endecasillabo. Numerose variabili possono rendere difficile il computo delle sillabe. Tra queste, le figure metriche di fusione, come sinalefi e sineresi o di scisissione, come dialefi e dieresi.

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Il ritmo

Gli accenti tonici delle parole nei versi si combinano dando vita a una cadenza ritmica e diventando pertanto accenti ritmici che vengono detti "ictus". Le posizioni degli ictus sono fisse nei versi parisillabi (binario, quaternario...), variabili in quelli imparisillabi. L'andamento ritmico del verso può essere veloce se gli ictus sono ravvicinati, lento, se invece sono lontani e radi. Oltre agli accenti, determinano il ritmo del verso le cesure, ovvero le pause interne al verso e gli enjambements che si hanno quando la frase non termina alla fine del verso ma lo scavalca, continuando nel verso successivo.

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Le rime

Due versi si dicono in rima quando presentano identità di suono alla fine del verso, a partire da dall'ultima vocale tonica. A seconda del modo in cui sono distribuite nel testo poetico le rime creano combinazioni differenti il cui schema è indicato dalle lettere dell'alfabeto: la stessa lettera indica i versi con la stessa rima. Gli schemi maggiormente utilizzati sono quelli a rima baciata (AABB), alternata (ABAB), incrociata (ABBA), incatenata (ABA BCB CDC), ripetuta (ABC ABC). A volte le rime possono cadere nel mezzo del verso successivo (rimalmezzo) oppure all'interno dello stesso verso (rima interna). Non sempre le poesie, soprattutto a partire dal Novecento, presentano uno schema di rime. Si parla di versi sciolti se versi della stessa misura non sono rimati tra loro e di versi liberi, se il testo non presenta versi della stessa lunghezza.

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Le strofe

Nella poesia italiana le rime sono raggruppate spesso in strofe o stanze, che si distinguono a seconda del numero di versi in esso contenuti. Avremo pertanto il distico, la strofa di due versi, la terzina, la quartina, la sestina, l'ottava o la strofa libera, che ha un numero variabile di versi. Nella tradizione poetica, ciascun genere di compinimento aveva un determinato schema metrico con un definito tipo di strofa. Il sonetto, ad esempio, era costuito da due quartine e due terzine di endecasillabi, il poema cavalleresco era in ottave di endecasillabi con rima ABABABCC.

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Le figure retoriche

La poesia fa uso di un linguaggio figurato, spostando il significato denotativo delle parole sul piano connotativo. Il linguaggio figurato arricchisce dunque le possibilità espressive della lingua rendendo il testo poetico polisemico, cioè dotato di più di un significato che il lettore è chiamato a scoprire e interpretare. Attraverso le figure retoriche il poeta traduce in immagini e parole la propria intuizione creativa. Distinguiamo tra figure di suono, figure di significato e figure di ordine.

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Le figure di suono

Con le figure di suono il poeta produce un particolare effetto comunicativo tramite una successione o ripetizione di suoni. Le più comuni sono l'allitterazione, cioè la ripetizione di un suono o di un gruppo di suoni in parole vicine; la consonanza, cioè la somiglianza di suono tra le sillabe finali di due parole (sono uguali le consonanti ma sono diverse le vocali; l'assonanza se nelle sillabe finali di due parole vicine sono uguali le vocali e diverse le consonanti; l'onomatopea cioè l' imitazione di suoni naturali; la paronomasia ovvero l'accostamento di due parole con suoni simili.

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Le figure di significato

Le figure di significato danno luogo allo scarto rispetto all'espressione utilizzata nel linguaggio usuale e attribuiscono alle parole un significato più profondo di quello letterale. Le più ricorrenti sono: metafora cioè la designazione di un oggetto attraverso un altro che ha con il primo un rapporto di somiglianza; antitesi: accostamento di immagini o di espressioni di significato opposto- iperbole: esagerazione per eccesso o per difetto; metonimia: sostituzione di un termine con un altro che abbia con il primo rapporti di affinità logica o materiale; ossimoro: accostamento di parole dal significato opposto che formano un'espressione contraddittoria; personificazione: attribuzione di cartteristiche umane ad oggetti inanimati o concetti astratti; similitudine: paragone tra due entità messe in relazione attraverso connettivi (come, così, similmente...).

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Le figure d'ordine

Le figure d'ordine o di costruzione riguardano la disposizione delle parole all'interno del testo poetico, disposizione che, come sappiamo, è spesso diversa da quella lineare dei testi in prosa. Possiamo infatti trovare: anafora, la cioè ripetizione di una parola all'inizio di versi successivi; anastrofe: inversione di due parole rispetto all'ordine consueto; chiasmo: disposizione incrociata degli elementi di due sintagmi o proposizioni collegate tra loro; climax: successione di parole o di frasi in ordine progressivo di intensità (climax ascendente) o di progressiva attenuazione (climax discendente); iperbato: rovesciamento dell'ordine sintattico della frase; Ellissi: soppressione di una o più parole che possono essere sottintese.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Leggi le poesie ad alta voce per coglierne la sonorità
  • rileggi più volte la poesia cercando di scoprire tutti i significati del testo, senza fermarti a quello letterale
Alcuni link che potrebbero esserti utili:

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