Analogie e differenze tra Aristotele e Platone

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Introduzione

Aristotele e Platone, sono i grandi pensatori del mondo antico. Entrambi hanno contribuito grazie alle loro formidabili menti a edificare la cultura europea e occidentale.

Aristotele fu allievo di Platone, e seguì le sue lezione all'Accademia, scuola che aveva creato lo stesso Platone. Imparò in questo istituto l'arte del dialogo e della filosofia, ma ben presto vi trovò anche una grossa critica, che lo indusse a ideare una propria teoria.

Alla morte di Platone, avvenuta nel 347 a. C, Aristotele abbandonò l'Accademia perché secondo lui diventata troppo statica nei suoi insegnamenti, si era infatti arrestata alle esclusive teorie Platoniche, rendendo così la filosofia una mera ripetizione.
Ruppe così il suo rapporto con le teorie platoniche, fondando una propria scuola, che prenderà il nome di liceo.

Ciò che probabilmente porterà Aristotele a rompere con Platone sarà il contesto storico.
Platone visse uno dei momenti più drammatici della della vita politica Ateniese: Atene aveva perso prestigio e la sua storica dominante egemonia culturale, ma tuttavia vi era ancora un lume di speranza.
Aristotele invece, vive la pressione della potenza macedone, che nella metà del IV secolo dà inizio al progressivo asservimento, sottomissione, della Grecia e alla corrosione della libertà della poleis. In questo clima di sfiducia generale il cittadino greco perde quella passione per la politica che aveva costituito anche la molla al platonismo.

Queste furono le condizioni che portarono le differenze a sovrastare le analogie tra i due grandi ed illustri pensatori.

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Concezione dell'essere

Il primo punto di rottura tra i due grandi pensatori risiede nella concezione dell'essere.
Aristotele elabora un progetto filosofico completamente diverso da quello del suo insegnante.


Il platonismo è verticalismo. Alla base della teoria vi è concezione dualistica: l'essere si articola in due realtà: il mondo dell'essere (mondo idee) e quello che appare (mondo delle cose). Il dualismo del mondo è esplicitato nel mito della caverna: Platone (per bocca di Socrate) immagina gli uomini chiusi in una caverna, gambe e collo incatenati, impossibilitati a volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è una strada rialzata e un muricciolo, sopra la strada alcuni uomini parlano, portano oggetti, si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini incatenati non possono conoscere la vera esistenza degli uomini sulla strada poiché ne percepiscono solo l'ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte e l'eco delle voci, che scambiano per la realtà. Se un uomo incatenato potesse finalmente liberarsi dalle catene potrebbe volgere lo sguardo e vedere finalmente il fuoco, venendo così a conoscenza dell'esistenza degli uomini sopra il muricciolo di cui prima intendeva solo le ombre. In un primo momento, l'uomo liberato, verrebbe abbagliato dalla luce, la visione delle cose sotto la luce lo spiazzerebbe in forza dell'abitudine alle ombre maturata durante gli anni, ma avrebbe comunque il dovere di mettere al corrente i compagni incatenati. I compagni, in un primo momento, riderebbero di lui, ma l'uomo liberato non può ormai tornare indietro e concepire il mondo come prima, limitandosi alla sola comprensione delle ombre.

Aristotele dall'altro canto, sostiene che il sapere sia orizzontale. Struttura per questa ragione la realtà in diverse discipline (teoretiche, pratiche, poietiche), le quali studiano la sostanza che è l'unica realtà di cui è composto il mondo.
La critica che Aristotele muove a Platone è quindi la duplicazione ontologica dell'essere.

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Concezione del sapere

Dalla differente concezione dell' essere scaturisce anche una diversa posizione per quanto riguarda la conoscenza.

Per Platone, come illustrato nel mito della caverna, la conoscenza si attua per gradi: più l'uomo acquisisce consapevolezza, più è semplice avvicinarsi al mondo ideale e perfetto delle idee dei valori.

Per Aristotele il sapere segue una struttura orizzontale. Alla base di ogni conoscenza vi è la sostanza prima, la quale trascende su tutte le altre.
L'unico modo per comprendere ciò che genera il mondo reale nella sua complessità, e studiare ed analizzare la sostanza prima in tutte le forme in cui si presenta. Per questo motivo Aristotele sottolinea l'importanza della molteplicità delle scienze.

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Finalità del filosofare

Per Platone la finalità della filosofia deve essere morale e religiosa, ovvero deve riuscire ad educare l'uomo e la sua anima. Lo scopo ultimo è la rinuncia al proprio corpo, in nome di una vita migliore, che è quella spirituale del mondo delle Idee.
Platone attribuisce anche una finalità politica alla filosofia, la quale deve migliorare la società. Colui che esce dalla caverna e scopre la verità non fugge, ma salva gli altri.


Aristotele, individua nella filosofia una finalità conoscitiva.
Criticare, pensare ed analizzare servono per capire la struttura della realtà, non vi è alcun fine dualistico o separato dalla realtà.
L'atto conoscitivo è disinteressato, l'unico motore dell'uomo è la volontà di capire ciò che lo circonda.
Secondo Aristotele è di fondamentale importanza il ruolo educativo della filosofia, che si esplica nell'apprendimento delle scienze della natura, nella logica e nel pensiero.

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Metodo del linguaggio

Platone ed Aristotele hanno linguaggio ed interessi diversi.

Per Platone la filosofia è un sistema aperto, per questo motivo alla base del filosofare vi è il dialogo, il quale si struttura sulla dialettica.
Questo metodo consiste nel mettere continuamente in discussione le teorie (anche le proprie). Per questo motivo all'interno dell'Accademia non vi è un clima dogmatico, al contrario era favorita l'attività di critica continua.

Aristotele concepisce il sapere come un sistema chiuso, infatti le conoscenze nel loro insieme costituiscono alla verità ultima e irrevocabile. Alla base di tutte le conoscenze persiste la sostanza prima, creatrice di tutto il mondo.

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