Analisi logica: i complementi diretti e indiretti

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Nella lingua italiana, il processo attraverso il quale diamo ai singoli complementi di una frase la giusta attribuzione (di significato e appartenenza), è quello definito dall'analisi sintassica degli elementi, che identifichiamo come analisi logica (o sintassi). Si chiamano complementi, quei nomi (o altre parti del discorso che svolgono la funzione di nome) che servono a compiere il senso di una frase, cioè a darle un senso compiuto. Distinguiamo: complementi diretti e indiretti. Seguite questa guida in ogni suo passo dove cercheremo di approfondire la funzione che hanno nell'analisi logica i complementi diretti e indiretti.

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Il complemento diretto è una espansione che si lega direttamente a un verbo transitivo, senza l'ausilio di una preposizione. Parti del discorso si integrano alla frase in maniera diretta, senza chiamare a sostegno altri elementi della preposizione, e si distinguono in: complemento oggetto, complemento predicativo dell'oggetto, complemento predicativo del soggetto. Può essere rappresentato da un nome, da qualsiasi altra parte del discorso che fa le veci del nome, o anche da un intero periodo (in questo caso si parlerà di proposizione oggettiva). Questo complemento non concorda con il soggetto (per nessuna cosa: ne numero, ne genere). Quando non completa il senso del verbo transitivo attivo, ma è legato ad un verbo intransitivo, esso si chiama "complemento oggetto interno", e si esprime con un nome che ha la stessa radice del verbo, che è spesso accompagnato da un attributo (un esempio per capire meglio questo concetto: io vivo una vita complicata).

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I complementi indiretti (così chiamati perché molto spesso, ma non sempre, sono preceduti dalle preposizioni, semplici o articolate), hanno invece diverse funzioni. Servono, insomma, per aggiungere ulteriori informazioni al significato di una determinata frase. Dunque il complemento indiretto è solitamente formato dalla suddetta preposizione, seguita da un nome o da un'altra parte del discorso.

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Ecco, infine, una piccola lista dei più importanti e ricorrenti, facilmente spiegati in base al senso che danno nel periodo, ovvero alle domande di significato a cui forniscono una risposta: il complemento di specificazione, che risponde alle domande "di chi?" o "di che cosa?" e si riconosce facilmente anche grazie al fatto che è sempre preceduto dalla preposizione "di" (uno speciale complemento di specificazione è distinto nel cosiddetto complemento "partitivo", che serve a specificare una parte di un tutto); il complemento di termine, che risponde alla domanda "a chi?" o "a che cosa?", ed è retto dalla preposizione "a"; il complemento d'agente, che risponde alle domande "da chi?", e il suo corrispettivo per i nomi inanimati, ovvero il complemento di causa efficiente, che risponde alla domanda "da che cosa?"; il complemento di materia, che risponde alla domanda "di che cosa?"; il complemento di qualità, che attribuisce una qualità o una proprietà ad un nome; il complemento di abbondanza e privazione, che indica ciò di cui si è ricchi, oppure ciò di cui si è privi; il complemento di vantaggio o svantaggio, che indica per chi o per cosa è compiuta l'azione indicata dal predicato; il complemento di origine o provenienza, che indica l'origine (anche solo figurata) o la discendenza di una cosa o di una persona; il complemento di paragone, che serve, appunto, ad indicare un secondo termine di confronto (e si divide in complemento di paragone di minoranza, di uguaglianza oppure di maggioranza); il complemento di unione, che indica una cosa a cui è unita un'altra, ed il suo contrario, il complemento di allontanamento o separazione; il complemento di limitazione, che delimita l'argomento nel quale va compreso il predicato; il complemento di età, che, naturalmente, serve ad indicare l'età di una persona, o la longevità di una cosa.

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