Analisi logica: i complementi diretti e indiretti

Tramite: O2O 14/03/2018
Difficoltà: media
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Introduzione

Nella lingua italiana il processo attraverso il quale diamo ai singoli complementi di una frase la giusta attribuzione (di significato e appartenenza) è quello definito dall'analisi sintattica degli elementi, che identifichiamo come analisi logica (o sintassi). Si chiamano ?complementi? quei nomi (o altre parti del discorso che svolgono la funzione di nome) che servono a compiere il senso di una frase, cioè a darle un senso compiuto.
Se abbiamo già studiato i rudimenti dell'analisi logica, siamo già a conoscenza della struttura di una frase semplice, che è formata da:
- soggetto (che indica chi o che cosa compie l'azione);
- predicato verbale (verbo).
Esempio:
? Giovanna (soggetto) beve (predicato verbale).
Il complemento ha la funzione di completare o specificare il significato della frase a cui è riferito. Proviamo quindi ad aggiungere un complemento alla frase del nostro esempio:
? Giovanna (soggetto) beve (predicato verbale) l'acqua (complemento).
In questo modo abbiamo specificato, aggiungendo un complemento alla nostra frase iniziale, l'oggetto dell'azione di Giovanna, fornendo un'informazione aggiuntiva al lettore.

In questa guida illustreremo il corretto utilizzo dei complementi, la distinzione tra complemento diretto e indiretto e i vari tipi di complemento più comuni.

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Il complemento diretto.

Il complemento diretto si lega direttamente a un verbo transitivo, senza l'ausilio di una preposizione. Si tratti di parti del discorso che si integrano nella frase in maniera diretta - senza chiamare a sostegno altri elementi della preposizione - e si distinguono in:
1) Complemento oggetto:
Si usa esclusivamente coi verbi transitivi, perciò si unisce al verbo senza l'ausilio di una preposizione. Il modo più intuitivo per riconoscere un complemento oggetto è chiedersi se esso può rispondere alla domanda "chi?"/"chi cosa?" (n. B.: notare l'assenza di preposizioni!)
Esempi:
? Giovanna legge ("che cosa?") un libro.
"Un libro" = complemento oggetto.
? Giovanna incontra ("chi?") gli alunni.
"Gli alunni" = complemento oggetto.
ATTENZIONE: nel decidere se un elemento dell'analisi logica sia o meno un complemento oggetto, attento a non confondere preposizioni e articoli! "Libro" e "alunni", dagli esempi precedenti, sono entrambi preceduti da articoli indispensabili alla correttezza della frase.

2) Complemento predicativo dell'oggetto:
Si usa esclusivamente coi verbi transitivi, perciò si unisce al verbo senza l'ausilio di una preposizione. Il modo più intuitivo per riconoscere un complemento oggetto è chiedersi se esso può rispondere alla domanda "chi?"/"chi cosa?" (n. B.: notare l'assenza di preposizioni!)
Esempi:
? Giovanna legge ("che cosa?") un libro.
"Un libro" = complemento oggetto.
? Giovanna incontra ("chi?") gli alunni.
"Gli alunni" = complemento oggetto.
ATTENZIONE: nel decidere se un elemento dell'analisi logica sia o meno un complemento oggetto, attento a non confondere preposizioni e articoli! "Libro" e "alunni", dagli esempi precedenti, sono entrambi preceduti da articoli indispensabili alla correttezza della frase.

3) Complemento predicativo del soggetto:
È un nome o un aggettivo che si riferisce al soggetto e completa il significato del verbo. Viene introdotto da:
- verbi copulativi: sembrare, parere, diventare, apparire, rimanere, riuscire, risultare, nascere, morire, etc.
Esempio:
? Il tuo amico diventa (verbo copulativo) nervoso (complemento predicativo del soggetto).
- i verbi passivi appellativi (essere chiamato, essere detto, etc.), elettivi (essere eletto, essere nominato, essere proclamato etc.) estimativi (essere stimato, essere giudicato, essere ritenuto), effettivi (essere fatto, essere reso);
Esempi:
? Luca è chiamato "Luchino";
? Marco è stato eletto Presidente;
? Giovanna è considerata gentile.

Il complemento diretto può essere rappresentato da un nome, da qualsiasi altra parte del discorso che fa le veci del nome o anche da un intero periodo (in questo caso si parlerà di proposizione oggettiva). Questo complemento non concorda con il soggetto (per nessuna cosa: né numero né genere). Quando non completa il senso del verbo transitivo attivo, ma è legato a un verbo intransitivo, esso si chiama "complemento oggetto interno" e si esprime con un nome che ha la stessa radice del verbo, che è spesso accompagnato da un attributo (un esempio per capire meglio questo concetto: io vivo una vita complicata).

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Il complemento indiretto: definizione.

Vediamo ora i complementi indiretti, così chiamati perché molto spesso - ma non in tutti i casi - sono preceduti dalle preposizioni, semplici o articolate -, che hanno invece diverse funzioni: servono, insomma, ad aggiungere ulteriori informazioni al significato di una determinata frase. Dunque, il complemento indiretto è solitamente formato dalla suddetta preposizione seguita da un nome o da un'altra parte del discorso.

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Il complemento indiretto: tipi.

Analizziamo, infine, una lista dei complementi indiretti più importanti e ricorrenti, facilmente spiegati in base al senso che attribuiscono al periodo (= frase), ovvero alle domande di significato a cui forniscono una risposta:
- il complemento di specificazione, che risponde alle domande "di chi?" o "di che cosa?" e si riconosce facilmente anche grazie al fatto che è sempre preceduto dalla preposizione "di" (uno speciale complemento di specificazione è distinto nel cosiddetto complemento "partitivo", che serve a specificare una parte di un tutto);
- il complemento di termine, che risponde alla domanda "a chi?" o "a che cosa?" ed è retto dalla preposizione "a";
- il complemento d'agente, che risponde alle domande "da chi?"
- e il suo corrispettivo per i nomi inanimati, il complemento di causa efficiente, che risponde alla domanda "da che cosa?";
- il complemento di materia, che risponde alla domanda "di che cosa?";
- il complemento di qualità, che attribuisce una qualità o una proprietà a un nome;
- il complemento di abbondanza e privazione, che indica ciò di cui si è ricchi, oppure ciò di cui si è privi;
- il complemento di vantaggio o svantaggio, che indica per chi o per cosa è compiuta l'azione indicata dal predicato;
- il complemento di origine o provenienza, che indica l'origine (anche solo figurata) o la discendenza di una cosa o di una persona;
- il complemento di paragone, che serve, appunto, a indicare un secondo termine di confronto (si divide in complemento di paragone di minoranza, di uguaglianza oppure di maggioranza);
- il complemento di unione, che indica una cosa a cui è unita un'altra;
- e il suo opposto, il complemento di allontanamento o separazione;
- il complemento di limitazione, che delimita l'argomento nel quale va compreso il predicato;
- il complemento di età, che, naturalmente, serve ad indicare l'età di una persona, o la longevità di una cosa. Altri complementi meno comuni, ma ugualmente importanti, sono:
- il complemento di termine, che risponde alla domanda: "a chi o a che cosa?"
- il complemento fine o scopo, che risponde alla domanda: "per quale fine o scopo?"
- il complemento di modo o maniera, che risponde alla domanda: "in che modo?"
- il complemento di mezzo, che risponde alla domanda: "per mezzo di chi o di che cosa?"
- il complemento di moto (da luogo, a luogo, per luogo), che risponde alle domande: "da dove? A dove? Attraverso quale luogo?"
- il complemento di stato in luogo, che risponde alla domanda: "in quale luogo?"
- il complemento di tempo determinato, che risponde alla domanda: "quando?"
- il complemento di tempo continuato, che risponde alla domanda: "per quanto tempo?"
- il complemento di peso, che risponde alla domanda: "quanto pesa?"
- il complemento di estensione, che risponde alla domanda: "quanto lungo? Quanto alto? Quanto profondo?"
- il complemento di distanza, che risponde alla domanda: "a quale distanza?"
- il complemento di stima, che risponde alla domanda: "stimato quanto?"
- il complemento di prezzo, che risponde alla domanda: "quanto costa?"
- il complemento di colpa, che risponde alla domanda: "di quale colpa? Per quale colpa?"
- il complemento di pena, che risponde alla domanda: "a quale pena? Con quale pena?"
- il complemento distributivo, che risponde alla domanda: "in quale ordine?"
- il complemento di sostituzione o scambio, che risponde alla domanda: "invece di chi o di che cosa?"
- il complemento vocativo
- il complemento esclamativo.

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