Analisi del "De rerum natura" di Lucrezio

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Introduzione

Lucrezio è una dei più famosi ed importanti poeti della letteratura latina. Oggi è universalmente riconosciuto come il primo poeta laico della nostra civiltà. Una delle sue opere più conosciute è il De rerum natura, trattato epico-filosofico nel quale l'autore latino esprime la sua concezione del mondo e le sue idee filosofiche. Ecco una breve analisi del De rerum natura.

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La vita

Sulla vita di Lucrezio abbiamo poche informazioni. Forse è nato intorno al 94 a. C a Pompei o Ercolano. Non sappiamo quasi nulla delle tappe più importanti della sua vita. Viene citato brevemente solo nelle fonti di Cicerone e di San Girolamo. Sempre secondo le credenze antiche, Lucrezio muore nel 50 a. C. A Roma, ma anche questa non è una notizia sicura. Di certo si sa che non ha mai partecipato alla vita politica del tempo ed è ben nota la formazione epicurea del poeta. Proprio la filosofia di Epicuro era fortemente osteggiata dai benpensanti e dai conservatori come Cicerone, arroccati sui valori tradizionali. Con il suo pessimismo epicureo, Lucrezio avanzava visioni e teorie allucinate ed apocalittiche per l'epoca, tanto che si diffuse la voce della presunta pazzia del poeta. In realtà questa instabilità psicologica di Lucrezio potrebbe essere stata un modo per screditare il poeta, così come le dicerie sul presunto suicidio.

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La teoria degli atomi

Il libro si apre con un lungo proemio che contiene l'inno a Venere. In realtà i critici hanno sempre discusso sui motivi che spinsero il poeta ad iniziare con un inno alla dea, visto che l'autore voleva demolire la religione tradizionale. Al contrario comincia invocando Venere, la dea dell'amore. Ma proprio questo elemento era fortemente condannato dalla filosofia epicurea. La spiegazione forse va cercata nei significati allegorici che la divinità poteva assumere. Venere può significare sia la potenza creatrice della natura, sia il movimento che produce la ricomposizione degli atomi, così come il piacere in riposo. Dopo quest'inno abbiamo l'elogio di Epicuro, l'uomo che, in un mondo dominato dalla religio (religione) e dalla superstizione, seppe liberare l'umanità dal timore degli dei. Infine Lucrezio si addentra nella dottrina epicurea, descrivendo la teoria atomica per cui nulla nasce dal nulla e nulla si trasforma in nulla. Tutto nasce cioè senza intervento divino ma per aggregazione della materia.

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La filosofia e la poesia

Altri due elementi inscindibili nell'opera sono filosofia e poesia, due aspetti che Lucrezio vuole coniugare nel suo poema. Entrambi sono necessari per comprendere a fondo il senso dell'opera. Proprio per questa fusione egli è stato definito il poeta della natura, capace di descrivere gli spettacoli straordinari che essa offre, consapevole pero' di quanto la lingua latina fosse inadeguata ad esprimere concetti così nuovi. Per questo la lingua di Lucrezio è nobile ed arcaica ma anche povera ed abbastanza rozza per esprimere concetti e termini filosofici greci. Ad esempio il poeta aveva difficoltà a tradurre il termine greco àtomos, che rendeva in latino con una serie di sinonimi e neologismi. Ben evidente è lo sforzo fatto dal poeta per romanizzare idee e contenuti che i Romani vedevano lontani dalla propria cultura. Poi Lucrezio fa uso di vari arcaismi, forse nel tentativo di ispirarsi ad un altro grande poeta come Ennio. Inoltre utilizza un stile ritmato, fatto di figure retoriche come anafore, onomatopee, allitterazioni.

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