Analisi de "Il Cinque Maggio"

tramite: O2O
Difficoltà: difficile
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Introduzione

Di poemi italiani ce ne sono tanti, ma uno dei più celebri è senza dubbio Il Cinque Maggio di Alessandro Manzoni. Il romanziere milanese, ricordato spesso solo per la sua opera più importante "I Promessi Sposi", ha invece scritto, oltre che romanzi storici, anche alcuni poemi, come questo in analisi. Manzoni con "Il Cinque Maggio" rende omaggio a Napoleone Bonaparte, morto il cinque maggio mentre era in esilio sull'isola di sant'Elena. In questa guida faremo un'analisi dettagliata de "Il Cinque Maggio".

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Occorrente

  • Una parafrasi della lirica, facilmente reperibile anche sul web
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Il dolore e la fede

La particolarità di questo poema è il suo contenuto. Infatti non tratta delle gesta eroiche di Napoleone, o della sua astuzia e strategia, bensì analizza il dolore. Il dolore è quello causato da una morte indegna, lontano dalla tanto amata patria. Ne analizza la conversione al cattolicesimo e il rifugio nella fede come unico mezzo per far fronte a tale dolore.

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Composizione della lirica

La lirica si può dividere in due parti: la prima è una rievocazione dell'ascesa repentina di Napoleone ed ha un andamento epico, la seconda si sofferma sul declino seguito all'esilio ed è caratterizzata da un tono più riflessivo.
Manzoni rivendica il suo comportamento non servile nei confronti dell'imperatore. Tuttavia, egli è anche scevro di «codardo oltraggio» (vv. 19-20) e ammette la grandezza del personaggio.

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La vera gloria espressa da Manzoni

A dispetto della premessa dei primi versi (in cui l'autore dice di non avere mai preso posizioni favorevoli o contrarie al tiranno e di non volerlo fare in occasione della morte) Manzoni durante tutta l'opera tesse un elogio a Napoleone che culmina negli ultimi versi: "ché più superba altezza / al disonor del Gòlgota / giammai non si chinò..." (vv 100 e seg.). Anche Manzoni quindi si affianca ad altri contemporanei nell'apprezzare la figura di Napoleone. Infatti, se prendiamo in esame il verso 96 della sedicesima strofa, notiamo: "La gloria che passò.". Da questo punto di vista, sembra essere lo stesso Manzoni a rispondere alla fittizia domanda retorica posta da lui stesso al verso 31 ("Fu vera Gloria?"): la "vera gloria" è passata, ma, senza dubbio, c'è stata. Conclusione manzoniana, quindi: "fu" veramente "vera gloria".

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Riferimenti alla fede

Il Dio de "Il Cinque Maggio" è un dio biblico: allo stesso tempo terribile e misericordioso, che punisce i peccatori e consola i giusti. La sensibilità religiosa che si nasconde tra questi versi, vicina a quella che ispira il coro del IV atto dell' "Adelchi", è forse influenzata dal pensiero giansenista: il dolore terreno è visto come un passaggio necessario che permette di assurgere poi alla felicità ultraterrena.

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Consigli

Non dimenticare mai:
  • Procurati un buon manuale di letteratura italiana come il Luperini o il Baldi per un maggior approfondimento
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