A Zacinto di Ugo Foscolo: commento e analisi

Tramite: O2O 13/04/2017
Difficoltà: media
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Introduzione

Uno dei sonetti più importanti e celebri dell'età dell'Ottocento è sicuramente "A Zacinto". Scritto da Ugo Foscolo, ha da subito riscontrato un notevole successo divenendo ai giorni nostri, una vera opera di notevole valore e rilevanza della classica letteraria italiana. L'autore italiano, deve la sua popolarità grazie alla stesura di un vero capolavoro: " Le ultime lettere di Jacopo Ortis", che fu il primo romanzo epistolare in lingua italiana. La guida che segue, si occuperà di effettuare una analisi accurata ed un completo commento su Zacinto di Ugo Foscolo. Questa poesia presenta una struttura metrica che divide l'opera in due quartine e due terzine, ottenendo una sommatoria di 12 versi venendo pertanto definito come sonetto!

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Omaggio alla patria

" A Zacinto", rappresenta un vero e proprio omaggio alla patria di origine dell'autore. Si tratta infatti della città Greca, che rappresenta l'attuale Zante, nonché la patria del Foscolo. Nella frase: " Né più mai toccherò le sacre sponde", possiamo trarre l'invocazione di rimpianto del poeta che, trovatosi in esilio, non può più fare ritorno in Grecia. Estremamente legato alla sua terra, Uso Foscolo ricorda l'infanzia trascorsa ed i bei tempi sereni. Analizzando l'espressione "ove il mio corpo... Giacque" risulta palpabile il legame con la Grecia dovuto in primo luogo per enfatizzarne la cultura. Infatti il poeta scrive:"... Da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole feconde col suo primo sorriso". Questo è un esplicito riferimento mitologico a Venere, il cui nome latino risulta essere ciò che equivale al nome greco con cui fa riferimento ad Afrodite, la dea della vita, della sensualità, che per tradizione era nata in mare, "dal greco mar".

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L'esilio di Ulisse

Inoltre, Foscolo fa riferimento ad Omero nei seguenti versi: "colui che non seppe tacere (non tacque) con il suo verso ma anzi cantò le acque fatali del mare greco, quel mare che fu teatro di disaccordi e di esili." E dopo qualche verso, fa anche riferimento all'esilio di Ulisse che però, a differenza del poeta avrà la possibilità e modo di far ritorno nella città di Itaca. Per tale raggione, i rispettivi esili dei due personaggi sono differenziati nel finale. Infatti, il poeta non avrà più la fortuna di rientrare nella sua città natale, Zante, come preannunciato nei primi versi del sonetto.

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Versi conclusivi

Fino alla fine dell'opera, il poeta sottolinea l'espressione di questo "non ritorno". E nei versi conclusivi del sonetto, Foscolo si rivolge ancora a Zacinto, che viene dunque personificata, e prosegue: "tu, materna mia terra, non avrai altro che il mio canto perché a noi, il fato ha prescritto una sepoltura illacrimata". Da qui, si trae il grande rammarico e la disperazione dovuta al fatto che la sua terra, non potrà aver altro che il canto del figlio, vista la sua impossibilità di ritorno, dato che, il destino gli ha già scritto una morte che non verrà pianta da nessuno. Si tratta di un opera estremamente carica di sentimento ed amore per la propria patria ed il grande risentimento per non poterne fare ritorno!

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