A Silvia di Giacomo Leopardi: commento e analisi

Tramite: O2O 26/10/2016
Difficoltà: media
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Introduzione

Commento e analisi della poesia "A Silvia". Giacomo Leopardi, scrivendo da Pisa alla sorella Paolina il 2 maggio 1828, le annunciava di aver fatto dei versi "all'antica e con quel suo cuore di una volta", dopo sei anni di silenzio poetico pressoché totale. Erano passati ormai dieci anni da quando Silvia, nella realtà Teresa Fattorini, figlia di un cocchiere di casa Leopardi, era morta. Ora, forse nel fremito della primavera vicina, il poeta aveva ripensato con nostalgia a quella primavera della sua gioventù e, dalle sensazioni che tale ricordo aveva in lui suscitato, era sbocciato una canto che è uno dei capolavori della lirica italiana: "A Silvia". In questo idillio, nella figura di Silvia, il poeta ritrova il dono più bello dell'adolescenza: l'attesa trepida e suggestiva dell'amore. Quel canto di fanciulla che si effonde nel maggio odoroso appare come un'arcana promessa di felicità, accompagna le meditazione senza parole al balcone, nella soavità della primavera. Diamo ora inizio a questa guida su Silvia di Giacomo Leopardi.

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Metro: canzone libera. Sono sei strofe di endecasillabi e settenari alternati liberamente. Libera è la collocazione delle rime e delle assonanze e la lunghezza della strofe. È un canto che inaugura una nuova stagione della poesia Leopardiana. È un ritmo originalissimo ispirato soprattutto dal Tasso. Il Leopardi, cominciò a usarlo a partire dagli Idilli del '28-'30. Fu pubblicato per la prima volta nell'edizione fiorentina dei "Canti" (1828).

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Analisi del testo. A Silvia è il momento più alto della poesia leopardiana, insieme con l'Infinito. La lirica ha una costruzione rigorosamente simmetrica. La prima strofa introduce il tema: l'immagine di Silvia che emerge dalla memoria. La seconda e la terza propongono due situazioni parallele: le illusioni giovanili di Silvia e quelle del poeta, che si contrappongono alla faticosa realtà quotidiana (opre femminili, sudate carte). La quarta strofa è un commento desolato alla delusione di quelle speranze. La quinta e la sesta, in simmetria con la seconda e la terza, ripropongono nuovamente un parallelo tra Silvia e il poeta: la fanciulla è morta prima di vedere il "fiore" dei suoi anni; così la speranza del poeta muore prima che egli possa godere della giovinezza.

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La lirica non propone una vicenda d'amore tra i due giovani, ma la situazione è lasciata nel vago e nell'indeterminato. Ciò che unisce Silvia e il poeta, a distanza, senza che tra loro vi sia alcun contatto, è solo il parallelismo tra due condizioni: la fanciulla del popolo e il giovane poeta aristocratico sono associati solo dalla condizione giovanile, dalle speranze, dai sogni e infine dalla delusione. Tutta la lirica è caratterizzata dalla vaghezza della realtà fisica. L'immagine di Silvia vive solo di due particolari, un fisico (gli occhi ridenti e fuggitivi) e uno psicologico (l'atteggiamento lieto e pensoso). Ancora più vaga è la raffigurazione del mondo esterno e l'ambiente che circonda le due figure: paesaggio primaverile povero di indicazioni sensibili e concrete (forme, colori, profumi). Gli oggetti sono evocati quasi solo con il semplice nome: le stanze, le vie, il palazzo paterno, il mare lontano, i monti. Non vi sono descrizioni, ma solo pochi aggettivi estremamente sobri (quiete, odoroso, sereno dorate). Il mondo esterno è come assottigliato e rarefatto. Questa sobrietà e questa vaghezza non sono casuali, ma corrispondono a una precisa poetica leopardiana del vago e dell'indefinito, che secondo il poeta stimola l'immaginazione e dà l'illusione di quell'infinito a cui perpetuamente l'uomo aspira.

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Il nome Silvia, è suggerito al poeta dalla protagonista dell'"Aminta" del Tasso. È un ricordo di letture compiute con intensa partecipazione nella giovinezza lontana. La figura di Silvia si forma lentamente. All'inizio vi è un tono di colloquio, proprio di chi richiama alla vita una figura cara da una zona remota e insieme vicina del cuore. Poi vengono evocati i particolari degli occhi, dell'espressione assorta e lieta del volto e infine il canto che sembra diffondere la primavera sul mondo. Vi è una forza evocativa e malinconica. La primavera evocata da un profumo di fiori sbocciati, diviene il simbolo della vita di Silvia che si schiude e, in genere, della giovinezza. Il poeta tralasciava gli studi letterari e i libri sui quali si affaticava spendendo la sua giovinezza, per ascoltare il suono della voce della fanciulla e quello prodotto dal telaio mosso dalla sua mano veloce. Tutto questo "quadro" rispecchia il frutto assiduo del lavoro e la fatica umana. La vita e il destino degli uomini apparivano allora illuminati da una confidente attesa di sicura felicità. Ma il cuore del poeta è pervaso da un'angoscia acerba e senza conforto nel ricordare tutte le sue speranze deluse. Egli canta la gioventù stroncata dalla morte. Silvia, raffigura anche il destino del Leopardi: come ella morì al primo entrare della giovinezza, così morirono le speranze del poeta. Nel momento in cui la ragazza muore, la sua figura sparisce e viene personificata dalle Speranza, simbolo anch'essa della giovinezza. Rivolgendosi infine alla Speranza, il poeta chiede se questo è quel mondo meraviglioso e la sorte degli uomini di cui egli parlò a lungo con essa. All'apparire del vero aspetto del mondo e della vita, spogliato dai fantasmi delle illusioni, cade miseramente anche la Speranza del poeta.

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Erano stati per il Poeta i giorni dei pensieri soavi e delle speranze. Da quel canto purissimo e gioioso egli aveva raccolto quasi un messaggio d'amore, che gli apriva le porte dell'avvenire a cui la sua giovinezza anelava. Ma la felicità era stata troppo breve. Col giungere dell'autunno, col cader delle foglie, Silvia se n'era andata per sempre e con essa erano morte le illusioni, la giovinezza stessa del poeta. Ora, a distanza di tanti anni, Silvia, è diventata per lui il simbolo di quelle illusioni perdute per sempre. Egli non potrò mai più avere neppure il conforto della Speranza, perché anch'essa è sepolta là, nella fredda tomba in cui Silvia giace e nella quale insieme con lei giace la giovinezza stessa.

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