10 figure retoriche da non dimenticare

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Introduzione

Una figura retorica è un artificio stilistico, particolarmente frequente nei testi poetici, usato per dare una certa sfumatura a determinate parole e/o per cambiare il ritmo dei versi, aumentando, ad esempio, la musicalità. Ecco 10 figure retoriche da non dimenticare quando si deve analizzare un testo.

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Similitudine e metafora

La figura retorica più semplice è senza dubbio la similitudine. Questa consiste, infatti, in un paragone, esplicitato dalla parola "come". Ad esempio, nella frase "Marco è veloce come una lepre" è presente una similitudine ("come una lepre"). Una metafora, invece, è di fatto una similitudine senza "come", un paragone non esplicitato ma comunque solitamente evidente. Ad esempio, "Marco è una lepre" è una metafora.

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Anafora

Un'anafora consiste nella ripetizione di una stessa parola in più versi seguenti (solitamente a inizio verso, di rado alla fine). Si trova spesso nelle poesie e serve a enfatizzare un concetto chiave e a dare alla lirica un ritmo più serrato, insistente. Un esempio di anafora si può vedere nei versi di Dante Alighieri, “Per me si va nella città dolente | Per me si va nell’etterno dolore | Per me si va tra la perduta gente” (Inferno, terzo canto).

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Allitterazione

L'allitterazione consiste nella ripetizione di uno stesso suono in una frase o in una strofa. Serve a dare musicalità alla poesia e a trasmettere un certo tipo di sensazioni. Ad esempio, l'allitterazione di suoni aperti (a, e aperta) rimanda a ambienti ampi e luminosi, mentre un'insistenza sui suoni chiusi (u, o chiusa) suggerisce un senso di oppressione e inquietudine.

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Metonimia e sineddoche

La metonimia e la sineddoche prevedono la sostituzione di un elemento con un altro, legato al primo da un rapporto logico. Per quel che riguarda la metonimia, lo scambio può avvenire secondo diversi criteri qualitativi: l'effetto per la causa, l'autore per l'opera ("ho comprato un Monet"="ho comprato un quadro di Monet"), il materiale per l'oggetto ("Il ferro"="la spada", metonimia molto frequente nei poemi epici), il concreto per l'astratto o viceversa. La sineddoche, invece, prevede un rapporto quantitativo tra i due elementi: una parte per il tutto ("l'albero"="la nave").

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Personificazione

Ci troviamo di fronte a una personificazione quando animali o oggetti assumono comportamenti tipicamente umani. Ad esempio, "i fulmini danzano in cielo" è una similitudine, perché danzare è un'azione che viene normalmente ascritta a una sfera strettamente umana.

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Iperbole

L'iperbole è letteralmente un'esagerazione. Uno degli esempi più celebri è l'attacco di una nota poesia di Eugenio Montale ("Ho sceso dandoti il braccio"), che parla di "un milione di scale" che il poeta avrebbe sceso con la donna amata; un milione di scale, in questo caso, è chiaramente un'esagerazione.

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Climax

Con il termine "climax" si intende di solito il momento di massima tensione di un racconto o di un libro. Il climax, però, è anche una figura retorica che indica una successione di parole, disposte in ordine dalla più pacata alla più forte (climax ascendente) o viceversa (climax discendente o anticlimax). Ad esempio, "inciampò, cadde, morì" è un climax ascendente, mentre "urlano, cantano, sussurrano" è un climax discendente.

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Ossimoro e sinestesia

L'ossimoro e la sinestesia sono due figure retoriche che prevedono l'accostamento di due termini molto diversi tra loro. Nel caso dell'ossimoro, si tratta di due parole dal significato opposto, come "ghiaccio bollente". La sinestesia, invece, unisce due termini che afferiscono a sfere sensoriali differenti, come "dolce (gusto) suono (udito)".

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Litote

La litote è un modo indiretto di affermare una cosa negandone un'altra. Ad esempio, Alessandro Manzoni nei "Promessi sposi" non descrive don Abbondio affermando che è un codardo di umili origini, bensì dice che egli è "non nobile, non ricco, non coraggioso". Allo stesso modo, uscendo dall'ambito letterario, dire "non mi sento bene" equivale a dire "mi sento male" ed è una litote.

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Analogia

Particolarmente amata dai poeti dell'Ottocento (Pascoli) e del Novecento (Montale), l'analogia è una sorta di metafora deformata e portata alle estreme conseguenze. Essa accosta due immagini tra cui non c'è alcun legame logico-razionale. Ad esempio, "alba di perla" (Pascoli, "L'assiuolo") è un'analogia: non c'è nessun rapporto biunivoco, incontrovertibile tra i due elementi.

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