10 cose da non dimenticare su Cecilio Stazio

Tramite: O2O 10/11/2017
Difficoltà: media
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Introduzione

Uno dei commediografi romani più celebri, ma allo stesso tempo più sottovalutati, è certamente Cecilio Stazio. Egli nacque nell'antica Mediolanum, l'odierna Milano, intorno al 220/230 a. C. e morì più di sessant'anni dopo nel 168 a. C. Lasciando ai suoi contemporanei numerose commedie, o palladie, non sempre apprezzatissime. Le sue tracce sono pervenuti a noi in modo molto frammentario e possiamo giudicare il suo operato solo attraverso le parole di altri scrittori e poeti a lui contemporanei o successivi. Nella disamina delle sue qualità e caratteristiche vogliamo segnalarvi 10 cose da non dimenticare su questo grande artista.

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Nascita

Come già detto Cecilio nacque intorno al 220 a. C. a Medionalum, ma di queste informazioni non possiamo verificarne la veridicità in quanto provengono interamente dal "Chronicon" di San Girolamo, uno dei primi esempi giornalistici della storia. In questa opera viene fatto cenno alla terra d'origine di Cecilio, abitata in quell'epoca dai Galli Insubri.

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Nome

Proprio a seguito di una battaglia fra il suo popolo i Galli Insubri appunto, e l'esercito Romano fu fatto prigioniero all'età di nove anni. Fu comprato in schiavitù da una ricca famiglia e, proprio da questa gens, prese il primo nome di Cecilio. Anche questa informazione, però, è tutt'altro che certa.

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Accoglienza delle opere

Per gran parte della sua vita le sue opere furono accolte dalle ricche famiglie aristocratiche con freddezza e indifferenza. In un periodo in cui la tendenza era quella di esagerare e arricchire di colori le scritture, Cecilio preferiva mantenere una penna delicata e più attenta ai dettagli dei personaggi.

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Successo

Grazie al sostegno di un famoso capocomico di nome Ambivio Turpione le sue opere raggiunsero il successo e il grande pubblico, andando, così, ad occupare quel quindicennio che va dalla caduta di Plauto all'ascesa letteraria di Terenzio. In questo lasso di tempo i palati più raffinati amarono le opere delicate e psicologiche di Stazio.

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Influenze

Cecilio era a dir poco ossessionato dalle opere discendenti dagli antichi greci e, per tutta la carriera, cercò di emularle, traendo ispirazione soprattutto dal drammaturgo Menandro. Addirittura alcune delle sue opere sono molto simili a quelle del greco, oltre ad avere titoli greci.

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Titoli pervenuti

Di tutta la sua opera ci sono giunti non più di quarantuno titoli, spesso non completi e poveri di dettagli. Non abbiamo del materiale fisico ma solo delle citazioni contenute in altri scritti dell'epoca, come quello di Aulio Gallio, dove viene citato il "Plocium" di Stazio.

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Commenti

Ciò che più ci è arrivato sono le critiche e le opinioni di altri artisti nei confronti di Cecilio. Per Volcacio il suo teatro era talmente capace di rappresentare la vita reale da risultare mimico. Lo stesso Volcacio lo mise al primo posto fra i suoi poeti preferiti nella sua classifica di merito. Per Marrone, invece, Cecilio è addirittura l'inventore del genere comico. Per Marco Fabio Quintiliano, invece, le sue opere non erano degne di note ed era, in termini di scrittura, molto inferiore a Terenzio.

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Contaminatio

Cecilio fu uno dei primi, se non il primo, a non influenzare le trame elleniche da cui traeva ispirazione e spunto. Molti commediografi, primo fra tutti Plauto, andavano ad arricchire i vecchi titoli con situazioni quotidiane di epoca romana, usando titoli latini e inserendo elementi nuovi che indebolivano la trama stessa, pratica definita come "contaminatio". Cecilio preferì mantenere intatti molti dei versi greci, non traducendo nemmeno i titoli.

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Amicizie

Una delle fonti più attendibili che ci fa capire in che periodò operò Cecilio è sicuramente l'amicizia con Quinto Ennio, suo coevo. Anch'egli scrittore e drammaturgo visse negli stessi anni e con lui fondò il "Collegium Scribarum Histrionumque", cooperativa di tipo intellettuale.

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Morte

Nemmeno la data della sua morte è certa, ma si può affermare con una certa sicurezza che avvenne tra il 169 e il 166 a. C. La diatriba nasce su alcune testimonianze discrepanti tra San Girolamo e Svetonio. La sua salma fu sepolta ai piedi del colle Gianicolo, nella capitale Romana.

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