"Lavandare" di Pascoli: analisi

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Introduzione

Tra la letteratura italiana di fine Ottocento, non si può non citare Giovanni Pascoli, uno dei poeti più importanti di questo periodo. Pascoli nacque a San Mauro di Romagna, ebbe un'infanzia molto difficile, segnata da vari lutti familiari che gli tracciano un carattere solitario e un'anima estremamente malinconica, pervasa di un'assoluta tristezza. La prima opera letteraria di Pascoli, di grande successo, fù Myricae, un volume di testi brevi musicali che riflettono l'inquietudine psicologica dei suoi anni di studio. Pascoli scrisse diverse opere poetiche nazionalistiche e storiche, in particolare i Poemi del Risorgimento. Nel 1962 venne istituito il "Premio di Pascoli", per commemorare il 50 ° anniversario della sua morte e il suo luogo di nascita venne chiamato San Mauro Pascoli. Ecco un'analisi accurata su una delle più celebri poesie del poeta "Lavandare".

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Ambientazione

"Lavandare" è un componimento poetico tratto dalla raccolta poetica più importante del poeta, ovvero "Myricae". Già dalle prime strofe della poesia si intravede la solitudine del autore, infatti ci appare ai nostri occhi un aratro (soggetto del componimento) in mezzo ad un campo, tutto solo, probabilmente dimenticato dal suo contadino. La stagione non poteva che non essere Autunno, dove tutto appare secco, morto e senza ragion di vita e tutt'intorno è silenzio, un pesante e angosciante silenzio. Un silenzio che però viene interrotto da un lontano canto; quello delle lavandaie che mentre sono impegnate nel loro lavoro quotidiano si permettono "lunghe cantilene".

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Soggetti

In "Lavandare" sono presenti oggetti quotidiani che si caricano d'importanti significati: l'aratro in mezzo al campo è l'oggetto con cui si apre e si chiude la poesia, esso simboleggia l'abbandono, "pare dimenticato" scrive il poeta. L'altra immagine piena di significato è quella delle lavandaie (seconda strofa) che rappresentano la triste monotonia dell'uomo che è destinato a rivivere ogni giorno. In fine appare la donna, la quale ha lo stesso significato dell'aratro: l'abbandono.

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Figure retoriche

"Lavandare" è un componimento che può essere correttamente chiamato "madrigale" composta infatti da due terzine più una quartina. La sua lettura risulta estremamente musicale, come la maggior parte delle opere di Pascoli. Tra le figure retoriche non poteva mancare l'onomatopea (molto amata e usata dall'autore) espresso dal verbo "sciabordare" (seconda strofa). Pascoli usa spesso le onomatopee perché con esse, il lettore può sentirsi e immergersi direttamente nella scena descritta,.

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