L'ultimo canto di Saffo di Leopardi

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Introduzione

Saffo rappresenta senza dubbio una delle principali poetesse greche che vissero nell'arco di tempo tra il VII e il VI secolo a. C. Ne "L'ultimo canto di Saffo di Leopardi" scritto e ideato nel 1820, il tema centrale si snoda intorno al dramma di Saffo, che viene paragonato al dramma di Leopardi che si sente escluso dalla bellezza della natura. Nella seguente guida analizzeremo insieme la suddetta opera.

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Riferimento alla natura

La prima parte della canzone vede nell'introduzione un esplicito riferimento alla natura. Leopardi, infatti, sente continuamente che quella bellezza, che ammira, sente ed ama, non gli appartiene. Il bello e la natura non sono infatti connaturati in lui di conseguenza prova lo stesso disgusto che un povero affamato avverte quando sono gli altri a cibarsi per e davanti a lui. Il poeta si riconosce in Saffo, soprattutto per l'ossessione e per la deformità corporea che la caratterizzava e che le comportava esclusioni dalla vita sociale e dalle vicende amorose. È possibile inoltre suddividere questo capolavoro in due blocchi. Nel primo la poetessa si riferisce a se stessa utilizzando l'espressione "me", nel secondo invece sostituisce questa con "noi" ma pur sempre facendo riferimento a se stessa. Questo può essere spiegato affermando che nel "me", fa emergere il suo personale sentimento di esclusione e nel "noi" invece unisce la sua sofferenza a quella generica dell'uomo inteso come genere.

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Analogia con Saffo

Nelle sue opere, Leopardi fa spesso riferimento a personaggi appartenenti alla storia antica per esprimere se stesso e il suo atteggiamento nei confronti del destino. In questo caso, Saffo è il simbolo della catastrofe e dell'angoscia dolorosa per l'impossibilità di modificare e di agire sul destino. La decisione del suicidio di Saffo, infatti, rappresenta come qualcosa di necessario, alla quale è impossibile fare a meno, per via del fato che, ha voluto impedire a un'anima sensibile di vagheggiare la natura e di esserne ricambiata in uno struggente amore. All'interno della canzone è possibile analizzare il sentimento di dissidio interiore di Saffo, che nel suicidio è costretta a trovare la soluzione al suo dramma, dissidio comune a Leopardi.

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Stile dell'opera

Lo stile utilizzato in questa canzone del Leopardi è uno stile in cui il poeta narra la vicenda di Saffo basandola su un colloquio interiore tra lei e la natura, ma siccome la natura è sorda, il colloquio si trasforma in men che non si dica in un soliloquio. Ogni stanza della canzone conta complessivamente diciotto versi, dove solamente il penultimo settenario, mentre gli altri sono tutti endecasillabi.

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