L'architettura paleocristiana

di Laura Tosto tramite: O2O difficoltà: facile

L'arte Paleocristiana, successiva e profondamente legata all'arte classica, si estese in un arco di tempo di cinque secoli, dal 306 d. C. Fino al 814 d. C., e si caratterizzò per le significative innovazioni che si ebbero nella struttura sociale, nell'impianto architettonico degli edifici e, sopratutto, dei luoghi di culto. L'architettura di ispirazione cristiana presenta importanti continuità ma anche rilevanti peculiarità rispetto all'arte pagana, basata su un formalismo rituale al cui centro vi era la divinizzazione dell'autorità imperiale. Se, dunque, è possibile individuare schemi e tecniche compositive proprie del tardo impero, si assiste anche ad una rivisitazione in chiave cristiana, alla luce delle esigenze contingenti, del simbolismo e dell'ideologie imposte dalla nuova dottrina religiosa.

1 L'editto di Costantino e Licino, passato alla storia come "l'editto di Milano" e promulgato nel 313 d. C., concesse la libertà di culto e pose fine alle persecuzioni dei Cristiani. Questo importante riconoscimento segnò un nuovo inizio nella storia dell'architettura, che vede l'affermarsi dell'arte Paleocristiana. La religione cristiana raccolse numerosi proseliti, partecipanti alle funzioni liturgiche che avevano luogo nella chiesa. Si ebbe così la necessità di realizzare strutture più vaste, destinate ad accogliere un numero elevato di fedeli. A tale scopo, vennero progettate le imponenti basiliche cristiane. Gli architetti, con estrema abilità, trasferirono e adattarono agli edifici di culto e alle esigenze di liturgia cristiane molti elementi della basilica romana, che si presentava come un edificio pubblico a pianta rettangolare, con absidi e capriate, destinato allo svolgimento di scambi commerciali.

2 Le prime basiliche Paleocristiane risalgono al IV secolo e sono caratterizzate dalla navata unica. Un esempio significativo è rappresentato dalla Basilica a Treviri, di età costantiniana, o dalle chiese di Milano del periodo tardo romano come la Basilica Virginum e S. Giovanni in Conea. Le successive basiliche Paleocristiane si caratterizzano per la presenza di più navate, suddivise da una o più file di colonne, precedute da un cortile porticato, attraverso il quale si ha accesso al complesso. Quest'ultimo è composto da colonnati disposti parallelamente in modo da separare le diverse navate. Sul colonnato della navata centrale è presente la trabeazione, come nel caso delle Basiliche di S. Maria Maggiore e S. Lorenzo, o un complesso di archi.

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3 L'edificio è, infine, chiuso da un abside di forma semicircolare, coperto da una calotta semisferica (conca absidale), che si affaccia con un arco nel muro di fondo della navata maggiore (arco trionfale).  La parte terminale della navata maggiore, in genere separata da bassi parapetti, è detta presbiterio, e su di essa sorge l'altare, spesso eretto sul luogo stesso della sepoltura del martire.  Approfondimento Introduzione all'arte bizantina (clicca qui) In molte basiliche, già in quelle romane, fra l'abside e le navate, perpendicolare all'asse di quest'ultime, si trova il transetto, un vano rettangolare alto quanto la navata centrale, in modo che la chiesa assuma una pianta cruciforme, definita anche "a croce latina".

4 Accanto agli schemi a pianta latina, si diffusero anche edifici a pianta centrale, talvolta denominati a "pianta greca". Inizialmente, le due tipologie erano distinte in base alle funzioni che venivano svolte: la messa nelle chiese a pianta cruciforme, battesimi e funzioni commemorative nei battisteri a pianta centrale. Con il tempo, tale distinzione è andata perdendosi, dal momento che vennero realizzate cappelle a pianta centrale destinate alla celebrazione della Messa. Un esempio calzante di questo schema è il Mausoleo di Santa Costanza del 350 d. C., in cui il corpo centrale è circolare, chiuso da archi e da una cupola.

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