Il sacco di Roma in breve

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Introduzione

Le azioni che portarono alla distruzione della culla della cultura latina furono molteplici: tra questi quello che ricordiamo è il Sacco di Roma, un'azione di saccheggio e barbarie ad opera dei Lanzichenecchi discesi in Italia, guidati da Carlo V, nella sua lotta per il predominio della Penisola contro il re di Francia, Francesco I. Il Sacco fu perpetuato nel XVI secolo, precisamente nel 1527 in cui, oltre a gravi perdite tra la popolazione civile, andarono vandalicamente distrutte grandi opere d'arte; inoltre molte chiese furono prese d'assalto dai Lanzichenecchi poiché protestanti, che vedevano Roma cattolica, in quanto sede Papale, come il centro della corruzione ecclesiastica. In questa guida parleremo in breve di questo atroce avvenimento.

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Per un complicato intreccio dinastico, Carlo V d'Asburgo vide riuniti nelle sue mani i regni spagnoli, i possedimenti austriaci e l'area tedesca, che egli governò come imperatore di quel che era stato il Sacro romano impero. Il re di Francia Francesco I, in lotta con Carlo V, accortosi della presenza ingombrante del suo avversario, strinse un patto (la Lega di Cognac) con Firenze, Venezia e il Ducato di Milano: vi partecipò anche il papa Clemente VII dé Medici, stranamente avverso al fervente cattolico Carlo. Infuriatosi di ciò, nel 1527 Carlo V scese a Roma a capo di ben 12000 mercenari, i Lanzichenecchi, ed assediò la città.

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I Lanzichenecchi, noti per la loro ferocia ed accanimento verso i nemici di turno, portarono il caos nella città per diversi mesi, un evento mai accaduto sin dai tempi di Nerone. Attorno a loro si creò, fin dalle prime imprese, un alone di terrore, giustificato, del resto, dalla loro spietata e barbara violenza. Il pontefice si chiuse nella fortezza di Castel Sant'Angelo, assistendo immobile al saccheggio. Nel 1528 il papa si incontrò con Carlo V, abbastanza propenso ad accettare un accordo (sia perché era cattolico, sia perché sopraggiungevano delle pestilenze); nel 1529 si giunse al Trattato di Barcellona, con il quale Carlo restituì a Clemente le sue terre e ripristinò il governo Medici a Firenze. In più, con la successiva Pace di Cambrai, Carlo V riottenne il Ducato di Milano, rinunciando però alla Borgogna.

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In conclusione, nel 1530, Carlo V fu incoronato dal papa imperatore e re d'Italia. In questo periodo riprese l'espansione degli ottomani, così come vi fu la nascita degli uzbechi (sciiti). Sotto Solimano il Magnifico, gli ottomani conquistarono fino a Vienna: Francesco I ne approfittò per stringere un accordo con loro, mentre Carlo era impegnato a respingere i turchi, a Tunisi, nel 1535. Avendo quest'ultimo intuito ciò che accadeva, pensò di abdicare e dividere l'impero, ma dovette poi occuparsi personalmente del Ducato di Milano a seguito della morte di Francesco Sforza.

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