"Il passero solitario": analisi

di Pierandrea Formusa difficoltà: media

"Il passero solitario": analisi Giacomo Leopardi nasce a Macerata, quando ormai mancano pochissimi anni all'inizio del glorioso Ottocento; morirà giovane a Napoli, sulla soglia dei quarant'anni. Letterato molto colto, padroneggiava, tra le altre lingue, greco, latino ed ebraico. Fin da giovanissimo si rivela capace di tradurre brani dell'Odissea e di scrivere brevi saggi, così come poesie dalla struttura insieme ambiziosa ed efficace. Autore molto famoso per la celebre raccolta di pensieri nota con il nome di 'Zibaldone', raggiungerà vette artistiche molto elevate con alcune liriche ormai considerate classiche ('Il sabato del villaggio', 'Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia', ad esempio). In questa guida tentiamo invece un'analisi di un'altra poesia, anch'essa di inestimabile valore: 'Il passero solitario'. Foto: isantesi.wordpress.com

1 "Il passero solitario": analisi E' la storia di un uccellino, un passero appunto, che, ramingo, riempie l'aria del suo canto, donando al mondo una vera e propria armonia, un senso candido di pace e serenità. Accanto a lui altri volatili in cielo, così come altri animali sulla terra. Ma il poeta anche appare in questa celebre lirica, quasi in disparte, in un 'a parte' di stile teatrale, potremmo dire.

2 Emerge con tutta la sua forza l'estrema solitudine del poeta, 'solitario' proprio come questa particolare razza di uccello. E' un poeta che osserva il mondo, ma da lontano, con malinconica rassegnazione, insieme culturale, sociale e anagrafica. La personificazione della gioventù che lascia le case è il simbolo infatti del tempo che passa e che lascia briciole che diventino modesto cibo per improbabili volatili.

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3 E il passero è chiaro che non sente né la tristezza, né l'invecchiamento veloce e inesorabile, che invece pesano nell'immaginario e nel pensiero di Leopardi.  Un senso di ineluttabilità pervade la lirica tutta, così come il parallelismo tra uomo e animale si risolve a favore del secondo, in virtù del fatto che esso non ha una coscienza, un vero pensiero.  Approfondimento Il pessimismo di Giacomo Leopardi (clicca qui) E quindi è la coscienza di Sè, del proprio stato a rovinare il piacere di vivere, sembra dire il grande poeta.. 

4 Una poesia molto importante che ha caratterizzato l'intero Ottocento, quale schema a cui ispirarsi ad esempio. E la natura contrapposta all'umanità fa da tema trainante dell'opera, in cui echeggiano tanti dei temi più cari a Leopardi. Studiata ed analizzata ancora oggi da celebrati critici, non smette mai di stupirci per il suo equilibrio e per la sua potenza evocatrice.

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