"Il passero solitario": analisi

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Introduzione

Giacomo Leopardi, uno dei più importanti esponenti della letteratura italiana, nacque a Recanati (nella regione delle Marche) quando ormai mancavano pochissimi anni all'inizio del glorioso Ottocento. Egli morirà giovane a Napoli, sulla soglia dei 40 anni. Letterato molto colto, padroneggiava, tra le altre lingue, greco, latino ed ebraico, fin da giovanissimo si rivelò capace di tradurre brani dell'Odissea e di scrivere brevi saggi, così come poesie dalla struttura insieme ambiziosa ed efficace. Nella seguente guida verrà fatta una breve analisi de Il passero solitario.

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La metrica

Innanzitutto, dal punto di vista dello studio della metrica, la poesia si presenta composta da tre strofe contenenti rispettivamente 16, 28 e 15 metri per un totale di 59 versi, composti alternativamente da sette o undici sillabe (quindi settenari ed endecasillabi) e privi di alcuna rima. Per quanto riguarda invece il contenuto, la storia narrata è quella di un uccellino, per la precisione un passero così come è intuibile dal titolo, che ramingo si trova sul campanile della città e riempie l'aria del suo canto, donando al mondo una vera e propria armonia, un senso candido di pace e serenità. Accanto a lui altri volatili in cielo, così come altri animali sulla terra. Ma anche il poeta stesso appare in questa celebre lirica, quasi in disparte, in un 'a parte' che potremmo definire di stile teatrale.

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La solitudine

Emerge con tutta la sua forza l'estrema solitudine del poeta, 'solitario' proprio come questa particolare razza di uccello. È un poeta che osserva il mondo, ma da lontano, con malinconica rassegnazione, insieme culturale, sociale e anagrafica, insieme si sentimenti che generalmente vengono associate alla figura di Leopardi con la definizione di "pessimismo cosmico". La personificazione della gioventù che lascia le case è il simbolo infatti del tempo che passa lasciando briciole che diventino modesto cibo per improbabili volatili. Ed è chiaro come il passero non sia in grado di sentire né la tristezza, né l'invecchiamento veloce e inesorabile, che al contrario invece pesano nell'immaginario e nel pensiero di Leopardi.

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Il senso di ineluttabilità

Un senso di ineluttabilità dovuta a questa motivazione pervade la lirica tutta, così come il parallelismo tra uomo e animale si risolve a favore del secondo, in virtù del fatto che esso non ha una coscienza, un vero pensiero. E quindi è la coscienza di sé, del proprio stato di esseri pensanti a rovinare il piacere di vivere, sembra dire il grande poeta.

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