Il montaggio nel cinema muto

di Barbara Musto tramite: O2O difficoltà: media

Durante l'epoca del cinema muto, nella fase di realizzazione dei film, viene codificato il montaggio. A partire dai primi anni del '900, con la diffusione dei lungometraggi, i registi si resero conto della necessità di una chiarezza narrativa: allo spettatore dovevano essere sempre comprensibili i rapporti spazio temporali all'interno del racconto. In circa quindici anni, dal 1904 al 1919, si vanno gradualmente a canonizzare tutte le caratteristiche che saranno alla base del linguaggio del cinema classico hollywoodiano. In questo modo si sviluppano la profondità di campo, le didascalie, la recitazione, il colore, la scenografia e, sopratutto, il montaggio.

1 Fase del montaggio La fase del montaggio era la più delicata e la più importante nell'ottica della chiarezza narrativa. Durante questo passaggio determinate inquadrature e sequenze, tra le molte girate, vengono congiunte tra loro. Nel corso degli anni si svilupparono diverse tecniche di montaggio, ognuna finalizzata a una diversa comprensione della narrazione. Noi parleremo di quelle che si svilupparono all'epoca del cinema muto: il montaggio alternato, analitico, contiguo e parallelo.

2 Montaggio alternato La tecnica del montaggio alternato fu portata alle sue massime potenzialità da David W. Griffith, il più importante regista statunitense dell'epoca del muto, che svolse un ruolo cardine nella codificazione del linguaggio classico. I registi capirono che staccando da un'inquadratura all'altra, con scene svolte in luoghi diversi, il pubblico si accorgeva che le azioni erano contemporanee. In questo modo nasce quel tipo di montaggio che, alternando vicende che si compiono nel medesimo lasso di tempo, permette di rendere più complessa ed enfatica la trama di un film. Nei primi decenni del secolo scorso erano celebri le scene “di salvataggio” realizzate con questo espediente.

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3 Montaggio analitico Attraverso il montaggio analitico venivano realizzati gli inserti, il più classico dei quali prevedeva una struttura molto semplice: prima inquadratura sul protagonista con una lettera in mano, la successiva caratterizzata da una soggettiva che permetteva al pubblico di leggere il contenuto dello scritto.  Affinché le scene e le sequenze fossero ben comprensibili al pubblico, era necessario che fossero ben utilizzati i raccordi, ovvero quella serie di accorgimenti tesi a rendere impercettibile lo stacco da un'inquadratura all'altra.  Approfondimento Appunti di storia della scenografia (clicca qui) Più gli stacchi sono impercettibili più è lecito parlare di montaggio invisibile.  Possiamo distinguere raccordi di posizione, di direzione, sull'asse, di sguardo.

4 Montaggio contiguo Nel montaggio contiguo è anche il raccordo di sguardo: se il protagonista guarda fuoricampo a destra, nell'inquadratura successiva il medesimo si troverà fuoricampo a sinistra. Questo accorgimento diventa importante nelle scene di dialogo, in questo contesto nasce il campo-controcampo: il personaggio A parla guardando fuoricampo a destra, il personaggio B risponde guardando fuoricampo a sinistra, così lo spettatore poteva capire che i due si stavano guardando.

5 Montaggio parallelo L'importanza che lo statunitense David W. Griffith ha nella configurazione del montaggio alternato, è la stessa che detiene nel caso del montaggio parallelo, seppure è vero che l'efficacia narrativa riscontrata non ebbe il medesimo successo. Si tratta del tentativo di raccontare fatti svoltisi a distanza di anni, talvolta di secoli, con nessuna connessione narrativa tra loro, ma rappresentati con una continua alternanza di scene.

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