Guida a "L'Infinito" di Leopardi

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Introduzione

Nella guida che andremo a sviluppare a breve nei prossimi passi, ci occuperemo di poesia. Nello specifico, il poeta che tratteremo sarà Giacomo Leopardi, con la sua fantastica composizione intitolata "L'Infinito". Questa poesia è una delle più conosciute, amate e studiate nelle scuole italiane. Il tema principale sono l'insieme di sentimenti ed emozioni che vengono espressi dal poeta, i quali prima di allora venivano custoditi gelosamente solo all'interno di se stesso. In questo modo il suo malessere interiore viene rapportato al mondo che lo circonda. Vediamo quindi ora una guida che riguarda proprio questa poesia, "L'infinito" di Leopardi.

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La riflessione interiore

Direi che nel primo passo sia giusto partire non tanto dal contenuto della poesia, ma da uno sguardo alla biografia di Leopardi, in modo che poi ci si possa ricollegare tramite lui, alla sua composizione. Giacomo Leopardi nacque a Recanati nel giugno del 1798, dove trascorse la sua giovinezza tormentata da un malessere interiore che non lo abbandonerà mai durante tutto il corso della sua vita. Si trova ad affrontare una gioventù triste e travagliata per una madre che non le dimostra affetto e per numerosi lutti che dovette affrontare. Passò una gran parte della sua giovinezza nei libri, e si trasportò un tormento di pessimismo e di mancanza di autostima per tutta la vita. Le sue opere partono proprio da questo tipo di emozioni trasmesse partendo dalla condizione personale dell'autore.

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Gli ostacoli personali

Abbiamo già compreso tramite il primo passo che anche L'Infinito, per Leopardi, rappresenti un momento di riflessione interiore, ma anche di espressione di ciò che erano i suoi tormenti personali. Parte immediatamente con queste parole: "sempre caro mi fu quest'ermo colle - E questa siepe che da tanta parte - Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude". Con questo inizio, Leopardi vuole porre subito all'attenzione un luogo che a lui è molto caro, molto conosciuto, ma non solo. Infatti, attraverso questi passi, e specialmente attraverso la siepe, vuole raccontare un impedimento di visione dell'orizzonte. La siepe rappresenta un ostacolo, un limite fisico. Malgrado questo impedimento, Leopardi immagina, spazia con la mente fantasticando su ciò che può trovarsi oltre questa scrivendo:"Ma sedendo e rimirando, interminati spazi di là da quella - e sovraumani silenzi, e profondissima quiete - Io nel pensier mi fingo, ove per poco - Il cor non si spaura". Si può evincere, leggendo questi versi, come il poeta cerchi di immaginare qualcosa che esiste solo nella sua mente, spazi senza fine, luoghi di pace profonda, talmente profonda da fare paura.

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La natura e i suoi ricordi

"Odo stormir tra queste piante, io quello - Infinito silenzio a questa voce - vo' comparando: e mi sovvien l'eterno, - E le morte stagioni, e la presente - E viva il suon di lei".
Questo ulteriore passo della composizione, ci raccontano l'opportunità che la natura, attraverso il fruscio delle foglie, dà a Leopardi di far ritorno alla realtà. Tuttavia, i suoi pensieri ritornano a inondarlo, sempre con dei passati ricordi stagionali. Leopardi è ben contento di trovarsi in quel particolare stato mentale. "Così tra questa - immensità s'annega il pensier mio: - E il naufragar m'è dolce in questo mare".

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L'immaginazione

Leopardi accetta la sua particolarissima immaginazione, ed entra dentro questo suo fantasticare rispetto allo spazio immenso, comunque conscio che questo spazio sia un infinito tratto dalla sua personale immaginazione. È il suo modo di superare con la mente i limiti che la vita reale gli impone, ed è lieto di essere capace di compiere questa evasione. Questa poesia, oltre che di enorme rilevanza storica, offre grandi spunti di riflessione anche nei giorni nostri.
Eccovi un link utile: http://www.leopardi.it/canti12.php.

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