Gelsomino notturno di Pascoli: commento e analisi

di Giuseppina Molinaro difficoltà: media

Gelsomino notturno di Pascoli: commento e analisi Leggi Il gelsomino notturno è fra le più celebri e le più dibattute liriche di Pascoli. Quest'opera è stata pubblicata la prima volta nel 1901, in occasione delle nozze di Gabriele Briganti, intimo amico del poeta.; due anni dopo viene inserita nella prima edizione di Canti di Castelvecchio.

1 Questa poesia, come la maggior parte di quelle del Pascoli,è prima di uno schema logico e di una trama narrativa. E' tutta fatta di sensazioni ed impressioni notturne, intense e slegate l'una dall'altra, che appaiono ancora più staccate ed isolate per la struttura paratattica del discorso, fatto di brevissime proposizioni coordinate. Tuttavia la frammentarietà delle sensazioni e delle impressioni è più apparente che sostanziale, perché esse sono legate da sottili rapporti, colti per intuizione, che stringono in unità la natura e l'uomo, la realtà fenomenica e il mondo invisibile e misterioso, che vive sotto le apparenze delle cose. I gelsomini notturni sono detti anche le "belle di notte" . Le loro corolle si schiudono la sera, esalando un profumo intenso, e si richiudono all'alba. Essi nella poesia sono il simbolo dell'anima che si apre alle voci dell'ignoto e del mistero, provando un'intensa e indicibile dolcezza.

2 La poesia, come già detto, viene scritta in occasione delle nozze dell'amico Gabriele Briganti, e alle nozze si fa un cenno discreto, quando si allude alla casa solitaria, al lume che si accede e poi si spegne, e alla nuova vita che si è schiusa nel grembo materno. Questo potrebbe essere il filo narrativo della lirica, che però è cosi sottile da sembrare solo come una delle tante sensazioni e impressioni avvertite dal poeta nella contemplazione estatica della notte. La lirica comincia con un "e", congiunzione copulativa che sembra dar seguito a sensazioni e impressioni precedenti. E la sera, dice il poeta, nell'ora in cui io penso ai miei cari, si aprono i gelsomini notturni, e tra i fiori bianchi dei viburni ( piante dette anche palle di neve ) appaiono le farfalle crepuscolari. Da un pezzo sono cessate le voci della vita del giorno, solo da una casa solitaria provengono dei bisbigli e gli uccelli dormono con il capo chino sotto le ali, come dormono gli occhi sotto le ciglia.

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3 Dai calici schiusi dei gelsomini notturni si effonde un odore penetrante, simile a quello delle fragole rosse.  Nella casa solitaria risplende un lume, quasi a significare la continuità della vita nelle tenebre della notte, cosi come il nascere dell'erba sulle fosse dei morti, simboleggia il trionfo della vita sulla morte.  Approfondimento Breve guida alla poetica di Pascoli (clicca qui) Nel frattempo un'ape, tornata tardi all'alveare, fa vibrare l'ara con il ronzio delle sue ali, perché ha trovato le celle già piene.  Nel cielo azzurro brilla la Chioccetta, che è un astro della costellazione delle Pleiadi.  Essa è chiamata cosi perché si muove insieme agli altri astri della costellazione, simile ad una chioccia che si muove sull'aia con i suoi pulcini.  L'analogia dei pulcini e la chioccia ha indotto il poeta a chiamare il cielo "aia azzurra" e "pigolio" il tremolio delle stelle.  Per sinestesia una sensazione visiva, come il tremolio delle stelle si è mutata in sensazione uditiva, quale il pigolio delle stelle.  Per tutta la notte si effonde il profumo dei gelsomini che viene diffuso dal vento.. 

4 Intanto il lume della casa solitaria passa per le scale, brilla al primo piano e poi si spegne. All'alba si schiudono i petali, un poco gualciti, cioè sciupati, aggrinziti, quasi esausti dalle esalazioni continue, e dentro al calice, simile ad un'urna molle e segreta, sembra che si covi, cioè si prepari, una misteriosa nuova felicità. Questa felicità potrebbe essere o la dolcezza dell'albeggiare del nuovo giorno, che ognuno spera foriero di felicità. o l'allusione al germoglio di una nuova vita che si apre nel grembo della giovane sposa.

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