Come fare la trascrizione fonetica

di Francesco Cutropia tramite: O2O difficoltà: difficile

Ciò che segue ha lo scopo di introdurvi al uso dei simboli dell’ipa per le trascrizioni fonetiche, ponendo particolare attenzione alla pronuncia di parole italiane.
Quindi con la seguente guida cercherò di essere abbastanza chiaro e di spiegare al meglio come fare la trascrizione fonetica e di farvela capire.

1 Accento e sillabazione

La trascrizione fonetica si fa sempre tra parentesi quadre [ ]. Nella trascrizione fonetica va sempre indicata la posizione dell’accento con un trattino verticale <’> posto prima della sillaba tonica. Occorre dunque effettuare una scansione in sillabe, che non dovrà essere segnalata graficamente nella trascrizione, ma è necessaria per posizionare bene l’accento e per la lunghezza vocalica.
Per la scansione in sillabe fonologiche dell’italiano bisogna rilevare almeno due casi di discrepanza rispetto alla scansione ortografica:
- il caso in cui all'interno di parola vi sia un nesso consonantico in cui il primo elemento sia [s] o [z], ossia una ortografica: nella sillabazione ortografica una parola come ‘pasto’ si sillaba, dal punto di vista fonetico invece ‘pasto’.
- Altro caso cui prestare attenzione è quello della lunghezza consonantica: quando ci si trova davanti ad una consonante lunga, sia essa indicata lunga nell'ortografia oppure no, la divisione in sillabe taglia sempre la consonante lunga in due: nel. Lo, fat. To, ma anche azione [at’. Tsjo:. Ne].

2 Sibilante sorda o sonora

Alla lettera alfabetica corrispondono in italiano due suoni, uno sordo [s] e uno sonoro [z], che in molti contesti si alternano secondo alcune regole precise: in posizione iniziale di parola seguita da vocale, in posizione postconsonantica e in posizione preconsonantica prima di consonante sorda si usa sempre la pronuncia sorda [s]; in posizione preconsonantica prima di consonante sonora si usa sempre [z]. In posizione intervocalica invece appaiono entrambe le pronunce, distribuite a seconda della provenienza del parlante.

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3 Le nasali

Mentre in posizione prevocalica si possono usare solo i due foni [m] [n], in posizione preconsonantica, per un processo di coarti-colazione, le scelta del fono nasale dipende dal luogo di articolazione della consonante che segue.  Si ha una pronuncia [m] davanti a consonante labiale [b] [p]; si ha pronuncia [n] davanti a consonante alveodentale o prepalatale [t] [d] [s] [ts] [dz] [$] [t$].

4 Affricate alveolari

I due foni corrispondenti alla ortografica [ts] [dz] sono usati in italiano con una certa variabilità individuale e regionale in posizione iniziale di parola, come in ‘zio’ [‘tsi: o] [‘dzi: o], mentre in posizione intervocalica si registra una maggiore stabilità di pronuncia, come in ‘mezzo’ [‘m£ddzo].

5 Foni lunghi per posizione

Nell'italiano standard in posizione intervocalica sono sempre lunghi (quindi indicati due volte nella trascrizione) i seguenti 5 foni: [$] come in ‘lascio’ [‘la$$o]; [λ] come in ‘veglia’ [‘veλλa’]; [ŋ] come in ‘bagno’ [‘baŋŋo]; [ts] come in ‘colazione’ [colat’tsjo: ne]; [dz] come in ‘mezzo’ [‘m£ddzo].

6 Palatalizzazione delle occlusive velari

Per un processo di coarti colazione quando una occlusiva velare è seguita da una vocale anteriore [i] o dal’approssimante [j] il luogo di articolazione avanza e diventa palatale: ‘inchino’  [iŋ’ci: no].

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