Come dividere in sillabe in latino

di Maurizio Fasciano difficoltà: media

Come dividere in sillabe in latinoLeggi Il latino come si dice comunemente è una lingua morta. Questa non è una definizione esatta, perché ogni lingua se ci lascia qualche documento, non muore. Noi continuiamo a lavorarci su, continuiamo a studiarla, e non siamo ne dei periti, ne dei medici legali che lavorano su cadaveri. Si dice che è una lingua morta, come suggeriva una illustre linguista, perché morti sono coloro che la parlavano, ma non perché sia morta la lingua in sé. Dunque il latino è piuttosto una lingua che non ha persone che la usino per il dialogo comune, per la conversazione e per gli incontri della vita quotidiana. C'è qualcuno che coraggiosamente cerca di ripristinare anche la funzione di comunicazione alla lingua, di parlare il latino, sia pure in cerimonie che sono piuttosto lontane dalla normale consuetudine degli esseri umani; in piccoli gruppi in cui ci si mette assieme per rinverdire i fasti di questa lingua. Ma In realtà noi studiamo documenti scritti in latino. E questo è fondamentale in quanto comporta un ben diverso atteggiamento ai fini dello studio della lingua medesima. La conseguenza è che più che mai in una lingua come il latino è fondamentale l'alfabeto, la scrittura. Una lingua viva può essere conosciuta e praticata da analfabeti, un analfabeta non può conoscere il latino. Questa è una differenza istituzionale profonda tra lingue del passato e lingue del presente. In questa guida scopriamo le principali regole della fonetica latina e in particolar modo come dividere in sillabe in latino.

1 L'alfabeto latino è lo strumento indispensabile per una contatto con questo sapere. Questo è un alfabeto che ha avuto una diffusione enorme. Oggi probabilmente è l'alfabeto che si estende per la massima parte del mondo e probabilmente è conosciuto dal maggior numero di persone. Le lettere sono 24: A, B, C, D, E, F, G, H, I, K, L, M, N, O, P, Q, R, S, T, U, V, X, Y, Z. Ricordiamo che le parole che contengono le ultime due lettere, Y e Z, non erano prettamente latine, ma quasi sicuramente erano parole straniere. Ma anche altre lettere, meno sospettabili, non sono proprie del più antico livello dell'alfabeto latino. Ad esempio la G, che è più giovane delle altre, poiché originariamente il suono espresso con questa lettera veniva descritto graficamente con la lettera C. C'è anche un'altro problema che riguarda il modo con cui le lettere sono tracciate, la figura, l'immagine delle lettere. La figura delle lettere non era come quella moderna, è molto sul tracciato di una lettera, sul "ductus", era legato al modo con cui doveva essere scritta. Noi abbiamo la biro e la carta che condizionano in un certo modo il nostro tracciare una lettera. Gli antichi no. Loro scrivevano su pietra, con scalpello e martello. Era molto difficile fare delle curve. Ecco perché la maggior parte delle lettere non ha linee curve. Ecco perché per tutta l'antichità non c'è stata la lettera U. Ma per i latini la V e la U erano la stessa lettera. Probabilmente la U è una delle ultime lettere inventate nell'alfabeto latino.

2 Come in tutti gli alfabeti abbiamo una differenza tra consonanti e vocali. Le vocali sono le stesse che per l'italiano: A, E, I, O, U; e si pronunciano come nell'italiano. La Y di origine greca si pronuncia comunque I. Le vocali si possono anche trovare unite insieme. Quando due vocali costituiscono una unità di pronuncia formano quello che viene chiamato "dittongo". I dittonghi sono costituiti da una vocale più forte, la A, la E o la O, e una vocale debole, oppure da due vocali dello stesso tipo. Le combinazioni più frequenti sono: "AE", "AU", "EU", "OE". Rari sono "EI", "UI" ed "YI". I dittonghi "AE" e "OE" si pronunziano E. Ma "Poeta" si legge Poeta, come in italiano, poiché essendoci in latino la dieresi, i due puntini sulla lettera E, ci segna che O ed E non formano dittongo. Anche per le consonanti ci sono dei casi i cui la differenza tra grafie antiche e consuetudini moderne è un po' più rilevante. Ad esempio il gruppo "PH" si pronuncia F, e il gruppo "TI" + vocale che si pronuncia "ZI". Ci sono delle eccezioni. Se il gruppo "TI" + vocale è preceduto da S, T, X; o se la sillaba "TI" è accentata oppure se il gruppo è all'interno di un nome greco, allora si pronuncia "TI".

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3 Il latino, come l'italiano, divide in sillabe la parola.  La divisione in sillabe è fondamentale perché si possa definire bene l'accento di una parola.  Approfondimento Come Fare La Trascrizione Fonetica (clicca qui) Le sillabe sono l'unità fonetica minima indispensabile alla pronuncia delle parole.  Le sillabe in latino possono essere brevi o lunghe.  Sono brevi le sillabe che contengono una vocale breve dopo la quale non ci sia una consonante che fa parte della stessa sillaba.  La consonante che segue fa capo alla sillaba successiva.  Sono lunghe le sillabe che contengono vocali lunghe o che contengono una vocale seguita da una consonante che fa parte della stessa sillaba.  Una volta stabilite quali sono le vocali lunghe e quelle brevi, del fatto che la sillaba finisce in vocale o finisce in consonante; quale è la quantità di ciascuna delle sillabe che compongono la parola, siamo perfettamente in condizioni di stabilire quale deve essere l'accento della parola stessa.  Poiché l'accento è regolato in maniera semplice in latino sulla base della penultima sillaba.  Tranne casi rarissimi, l'accento non va mai sull'ultima (legge della baritonesi).  L'accento quindi può andare o sulla terzultima o sulla penultima ed è condizionato dalla quantità della penultima sillaba.  Quando la penultima è lunga, l'accento cade su di essa.  Quando la penultima è breve, l'accento cade sulla terzultima.  Segue che la sillabazione di un testo latino è simile a quella del testo italiano.  Bisogna solo tenere conto dei dittonghi e degli accenti.. 

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