Appunti di storia del cinema russo

di Ivan Benedetti tramite: O2O difficoltà: media

Durante il periodo imperiale russo ebbe inizio la storia del cinema in questa nazione.
Infatti, nel maggio 1986, la società "Cinématographe Lumière"dei fratelli Lumière (i famigerati imprenditori francesi inventori del proiettore cinematografico) organizzarono la prima proiezione pubblica, a S. Pietroburgo, che ai tempi era la capitale dell'impero. Ben presto iniziarono a susseguirsi eventi importanti che segnarono i primi passi della nazione russa nel mondo del cinema. A cavallo tra il XIX ed il XX secolo vennero infatti realizzati tantissimi documentari, mediamente della durata inferiore all'ora, che descrivevano una moltitudine di eventi mondani, fatti di cronaca ed eventi di cruciale importanza pubblica, come ad esempio l'incoronazione dello Zar Nicola II (di fatto quest'ultima fu la prima ripresa cinematografica mai eseguita sul suolo russo). Insieme alle prime produzioni comiche e di carattere scientifico, melodrammi, spettacoli illusionistici e d'intrattenimento circense, il cinema iniziava in questo modo a farsi largo tra le forme d'intrattenimento tradizionali, affiancandosi ad esse ed in alcuni casi sopravanzandole.
Attraverso la figura di Aleksandr Drankov, fotografo di discreta fama in patria, che diverrà in seguito il principale regista e produttore cinematografico antecedente alla rivoluzione d'Ottobre, videro la luce i primi cortometraggi di natura narrativa, i quali, seppur carenti di valore artistico, e realizzati in maniera piuttosto rozza e grossolana, andarono incontro ad un ottimo successo di pubblico (soprattutto i primi lavori).
In breve incominciò a fiorire una scena di buono spessore, dalla quale emerse una moltitudine di validi cineasti che produssero lavori essenzialmente di carattere storico letterario. In brevissimo tempo venne ricreata sullo schermo una vastissima produzione di carattere letterario, in brevi filmati che rappresentavano le scene salienti di capolavori storici, di Puskin, Gogol, Tolstoj e molti altri "mostri storici" della letteratura, principalmente russa ma con tante eccezioni.
Tuttavia l'apice della produzione cinematografica russa venne raggiunto durante il periodo sovietico, successivo alla rivoluzione del 1917, come vedremo nel prossimo paragrafo.

1 In epoca sovietica il cinema russo fece il più consistente balzo in avanti della propria storia.
Nonostante l'invadenza della censura di stato, dedita almeno in linea teorica ad "arginare il pericolo controrivoluzionario" vennero in questa lunga epoca prodotti alcuni dei capolavori più innovativi e lungimiranti del cinema del tempo, attraverso varie fasi, la prima delle quali prende il nome di "Cinema russo d'avanguardia".
In questo periodo i principali autori (Pudovkin, Dovzenko, Ejzenstejn, Kulesov ed altri ancora) crearono innumerevoli opere d'arte avveniristiche, espressive, di valore storico-artistico impareggiabile, che sono rimaste di diritto scolpite nella storia.
Alle nuove tecniche di montaggio (effetto Kulesov) si univano le innovative teorie di Dziga vertov (Il cine-occhio) in uno strumento che convogliava tutte le forze creative ed intellettuali del paese nell'incarnazione degli ideali rivoluzionari e libertari che attraverso lo spirito rinnovatore della modernità si liberavano sulla pellicola.
Tra i capolavori partoriti in questo periodo, oltre alla celeberrima "corazzata Potemkin"(1925), è d'obbligo ricordare "La terra" (1930), "La madre" (1926), "Sciopero" (1925) e "oltre l'inquadratura" (1928).
Chiusa questa parentesi, tra le più fertili della storia cinematografica russa, prese piede attraverso la stretta sempre più ferma della censura il cosiddetto "realismo socialista", una corrente artistica più conforme all'ideologia imposta dall'alto, in epoca staliniana.
Durante questo periodo vennero comunque prodotti lavori di elevatissimo valore, come "Ivan il Terribile" e "la congiura dei boiardi", sempre di Ejzenstejn, ed i lavori di Boris Vasilevic Barnet.

2 In seguito, a partire dagli anni '70 del XX secolo vennero portate in sala varie pellicole di grande spessore, alcune delle quali sono rimaste di moda fino ai giorni nostri, trovando seguito anche tra le nuove generazioni. "L'ironia del destino" Di Eldar Rjazanov è il classico film di capodanno che viene trasmesso ogni anno dalle principali emittenti televisive dei paesi ex-URRS, ed è una pellicola di altissimo valore. La vicenda rappresentata è entrata nell'immaginario collettivo, fornendo varie frasi tormentone che vengono ancora oggi utilizzate ovunque, a mo' di citazione, nei paesi di lingua russa.
In seguito il film "Mosca non crede alle lacrime" del 1981, ottenne il prestigioso riconoscimento dell' American Academy Awards come miglior film straniero.
Verso la fine dell'esperienza socialista, al tramonto dell'unione sovietica vennero inoltre prodotti altri film di rilevante qualità, come "Il mio amico Ivan Lapshin" e "Pentimento", oltre a "Taxi Blues", che nel 1990 fece da tramite al conferimento del premio come miglior regista di Pavel Lungin, al festival di Cannes.

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3 Da quando il paese divenne una repubblica federale, il settore cinematograficò non si fermò, producendo pellicole di pregiata fattura.  I thriller-giallo-polizieschi "Brat" e Brat 2" (Brat è traducibile come "fratello"), rispettivamente del 1997 e 2000, di Aleksej Balabanov, descrivono in maniera cruda e diretta una vicenda di fantasia che si intreccia con spunti della realtà contemporanea dell'opera, segnata da eventi che scrissero una tra le pagine più cupe del periodo."Cargo 200" del medesimo autore, fu escluso dal festival del cinema di Cannes e dall'omologo berlinese, per l'eccessiva crudezza di contenuto, giudicato troppo macabro per le manifestazioni.
Attualmente, il panorama cinematografico russo è popolato da produzioni di eccellente qualità, che nonostante la scarsa fama raggiunta in Europa, spesso non hanno nulla da invidiare alle più note produzioni Hollywoodiane.

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